Sulle orme dei Cccp: mappe e suoni nel libro di Bottà

Alle 17 Sabato il morbegnese, docente in Finlandia, presenta il volume sul disco “Affinità e divergenze...” Viaggio tra musica e suoni con elementi autobiografici

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Morbegno

Il libro si apre con un’istantanea: Bottà in bicicletta da Reggio Emilia fino a Fellegara, la casa contadina tana dei Cccp, la stessa frazione che ha dato i natali al fotografo Luigi Ghirri, anche lui legato da una certa affinità alla band culto del punk italiano. E non si tratta di una trovata narrativa.

«L’ho fatto davvero. Ho preso una bicicletta e ho percorso quei chilometri. Volevo vedere quei luoghi con i miei occhi». Un giro dalla Valtellina alla Finlandia, passando per Berlino Est, Reggio Emilia e l’immaginario dei Cccp. È un viaggio tra musica e luoghi, musica e geografia quello che ha portato Giacomo Bottà, studioso morbegnese oggi docente universitario in Finlandia, a scrivere “Cccp, Affinità e divergenze. Suoni, mappe e territori”, il volume che domani, sabato 27 giugno alle 17, presenterà dialogando con Angelo Bongio alla Locanda Via Priula di Morbegno grazie alla Nuova libreria Albo di Nicola Scinetti. Al centro del libro c’è “Affinità-Divergenze fra il compagno Togliatti e noi”, il disco che nel 1986 impose i Cccp – Fedeli alla Linea come uno dei fenomeni più originali, enigmatici e radicali della musica italiana. Un album periferico e cosmopolita insieme.

La collana editoriale inglese

È proprio da qui che prende avvio l’indagine di Bottà. Tutto comincia con la celebre collana editoriale inglese 33 1/3, dedicata ai grandi album della storia della musica contemporanea. «È una serie che seguo da tempo e che mi piaceva tantissimo da lettore e da appassionato». Per mesi valuta diversi album da raccontare, poi arriva l’intuizione. «Avevo pensato a dischi finlandesi e ad altri lavori internazionali, ma alla fine ho deciso che volevo scrivere di un disco italiano».

Quel disco è appunto Affinità-Divergenze. «Era un album conosciutissimo in Italia, ma praticamente sconosciuto all’estero. Mi sembrava perfetto per spiegare una parte importante della cultura italiana a un pubblico internazionale». Nasce così una prima edizione in inglese, pubblicata nella collana 33 1/3 Europe di Bloomsbury. Successivamente il progetto viene notato dall’editore Nottetempo, che gli propone di realizzarne una versione italiana. «Non poteva essere una semplice traduzione. Nel libro inglese dovevo spiegare persino cos’è la Pianura Padana. Molte parti sono state completamente riscritte. Ho inserito elementi autobiografici e il linguaggio è diventato meno accademico e più divulgativo».

La nuova edizione amplia ulteriormente la prospettiva. «Mi interessavano i posti. I Cccp vengono da Reggio Emilia, da Berlino, da Bologna, da Fellegara. Ma allo stesso tempo immaginano continuamente altri luoghi: Berlino Est, l’Unione Sovietica, Bucarest». Una relazione tra musica e geografia che Bottà definisce con una formula efficace: «Territorializzazione immaginaria. Si costruiscono spazi immaginari che poi, in qualche modo, diventano reali». Non sorprende che questa lettura nasca proprio da uno studioso che si occupa professionalmente del rapporto tra cultura e territorio.

Ma c’è anche un altro elemento che attraversa il libro: l’esperienza diretta da musicista, ricordiamoci che Bottà resta sempre uno dei Caven, la band punk folk bruno alpina from Morbegno. «Questa esperienza mi è stata utile per entrare in alcune cose un po’ più tecniche, non musicologiche, ma legate a certi aspetti della registrazione di un disco e della costruzione del suono».

Viaggio a ritroso

Nel volume emerge anche il rapporto personale dell’autore con i Cccp. «Da ragazzino mi spaventavano. Non li capivo e mi facevano quasi paura. Sono tornato ai Cccp a ritroso, partendo dai Csi . Sono stati importanti per me». L’uscita del libro coincide inoltre con il rinnovato interesse, la reunion, che negli ultimi anni ha riportato il gruppo al centro della scena culturale italiana. «Non mi interessava però fare un’operazione revivalistica, ma capire perché quel disco continui a parlare ancora oggi».

La risposta, secondo Bottà, è semplice. «I Cccp fanno ballare ancora adesso». Deve essere vero, se anche il Cccp Massimo Zamboni ha condiviso il libro sui social definendolo un ottimo lavoro, che si potrà conoscere sabato a Morbegno dove « ci sono realtà culturali molto belle, come la libreria Albo e la Locanda Via Priula», dice l’autore che, cittadino del mondo, è legatissimo alla Valle. «Questo libro mi ha permesso di riavvicinarmi all’Italia, mi ha fatto bene. Sono contento, dopo Milano, di portarlo qui, che più il tempo passa, più uno invecchia, più uno si riscopre legato alle radici».

Parola di romantico valtellinese che di suoni, mappe e territori se ne intende.

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