Caron (Cisl): «Governare le transizioni, altrimenti qualcuno deciderà per noi»

la nuova segretaria, eletta il 31 agosto alla guida della federazione di Monza e Lecco, indica le sfide del sindacato: «Le imprese devono innovare, altrimenti non sopravvivono. Ma lavoratrici e lavoratori vanno messi in condizione di stare al passo»

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Lecco

Eletta il 31 agosto segretaria generale della CISL Monza Brianza Lecco, Annalisa Caron indica le priorità del sindacato: lavoro, formazione, donne, giovani e la nuova riforma della disabilità.

Quali sfide ha davanti il sindacato in questa fase?

«Viviamo un periodo segnato da transizioni importanti: demografica, tecnologica e ambientale. Se ne parla tanto, ma serve il coraggio di entrarci dentro per governarle. Lasciate a se stesse rischiano di colpire proprio le persone che rappresentiamo, soprattutto le più fragili. Come corpo intermedio dobbiamo studiare, essere all’altezza e avere proposte, altrimenti qualcuno deciderà al posto nostro».

L’integrazione tra Lecco e Monza Brianza è ormai completata?

«L’accorpamento è iniziato nel 2014. Serve tempo per amalgamare le squadre e far sì che tutti si sentano parte di un unico territorio, in cui i bisogni di una parte sono quelli dell’altra. È un’area molto vasta, e il nostro impegno è conoscerla da vicino e rappresentarla tutta senza differenze».

Molti lavoratori temono di essere espulsi dal mercato per effetto dell’innovazione. Cosa risponde?

«Le imprese devono innovare, altrimenti non sopravvivono. Ma lavoratrici e lavoratori vanno messi in condizione di stare al passo. I contratti più evoluti riconoscono già la formazione come un diritto esigibile, e questo va esteso a tutti i contratti. Per chi è fuori dal lavoro serve una formazione continua che dialoghi con le imprese: del mismatch di competenze si parla sempre, ora bisogna sedersi attorno a un tavolo. Con la crisi demografica, poi, non possiamo permetterci di lasciare ai margini i tanti Neet».

E le donne?

«Devono entrare nel mondo del lavoro e restarci. Oggi, quando scelgono di avere una famiglia, sono le prime a essere penalizzate. I dati sulle convalide delle dimissioni entro i tre anni del bambino, presentati dalla consigliera di parità e dall’Ispettorato del lavoro, lo mostrano bene. Gli uomini lasciano il lavoro per un’offerta migliore, le donne perché non hanno nessuno che le sostenga. Mancano i servizi per la famiglia, e questo alimenta anche la crisi demografica. A questo si aggiunge il gender pay gap, che pesa ancora molto».

Come trattenere i giovani sul territorio?

«Rendendo le comunità più accoglienti. Oggi i servizi ponte per la conciliazione si organizzano a fatica, con fondi di progetto. Servono politiche stabili, non bonus spot, perché solo la continuità crea la fiducia che spinge una persona a costruire il proprio futuro qui. Ai ragazzi dico di non perdersi d’animo. Il lavoro non può essere solo uno stipendio. Deve essere un’occasione di crescita, anche attraverso sfide che all’inizio non avevano previsto».

Da gennaio arriva la riforma della disabilità. Cosa vi preoccupa?

«I nostri territori sono tra gli ultimi ad applicarla. Eravamo abituati a tempi rapidi di riconoscimento, e altrove con la nuova procedura le domande di accertamento sono diminuite. Monitoreremo con attenzione e accompagneremo le persone attraverso sportelli sociali e patronati: famiglie con bambini da inserire nel giusto percorso scolastico, adulti colpiti da malattia o incidente, anziani con cronicità. Seguiremo anche il progetto di vita, tenendo conto della carenza di personale, a partire dagli assistenti sociali».

Che sindacato vorrebbe lasciare a fine mandato?

«Un’organizzazione sempre più aperta al territorio, in dialogo con associazioni, terzo settore e istituzioni, per costruire insieme comunità più accoglienti. Anche con le altre sigle i rapporti sono buoni. Ci si confronta con chiarezza anche quando non si è d’accordo, e su sicurezza e immigrazione non possiamo essere divisi. A livello nazionale CGIL, CISL e UIL hanno proposto alle associazioni datoriali un accordo quadro per rinnovare le relazioni sindacali. Speriamo sia l’occasione per avvicinarle ai nostri tempi».

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