Creatività artigiana, il made in Italy che fa il 30% del Pil lecchese

Il report di Confartigianato sulle aziende dei settori che trasformano il lavoro in valore culturale Le “4 A” traino per l’export, a Lecco 2.657 imprese

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Lecco

Le imprese lecchesi che trasformano pensiero creativo e saper fare in valore, producono il 30% del Pil locale e trainano l’export del territorio.

Confartigianato nel report “L’eredità di Pinocchio nella creatività del Made in Italy a vocazione artigiana” evidenzia come, per comprendere concretamente il valore dell’artigianato italiano, sia utile guardare ai settori simbolo del Made in Italy, le cosiddette “4 A”: alimentare e bevande, abbigliamento e moda, arredo e legno e automazione e meccanica. Si tratta di comparti che uniscono tradizione, creatività e competenze tecniche, trasformando il lavoro artigiano in valore economico e culturale.

In provincia di Lecco nei settori delle “4 A”, operano complessivamente 2.657 imprese, di cui 1.567 artigiane, il 59% del totale. Sul fronte dell’occupazione, gli addetti complessivi sono 30.233, di cui 5.972 impiegati nelle realtà artigiane, il 19,8% del totale.

Analizzando il peso delle esportazioni delle aziende lecchesi dei settori delle “4 A”, il valore complessivo raggiunge i 3.912 milioni di euro, il 63,4% dell’export totale provinciale e rappresentano il 30,4% del Pil locale, valori che collocano Lecco al 20esimo posto in Italia. Nel dettaglio, la quota più rilevante arriva dal comparto automazione e meccanica con 2.557 milioni di euro, il 65,4% del totale delle “4 A”, seguito da abbigliamento e moda con 621 milioni (15,9%), da alimentare e bevande con 520 milioni (13,3%) e da arredo e legno che registra 214 milioni di euro (5,5%).

Nel report tra le 80 province italiane in cui il peso del valore aggiunto dell’artigianato sul valore aggiunto totale supera la media nazionale (8%), figura anche Lecco, con un’incidenza pari all’11,3%. La provincia è inserita inoltre tra le 36 italiane in cui il peso delle imprese artigiane digitali sul totale dell’artigianato supera la media nazionale (1%) con un valore di 1,7%. Secondo l’analisi di Confartigianato, alla fine del primo trimestre 2025 nei settori delle “4 A” operavano in Italia circa 393mila imprese con quasi 2,9 milioni di addetti. Di queste, 212mila erano artigiane, il 54% del totale con oltre 652mila occupati, equivalenti al 22,7% dell’occupazione complessiva delle “4 A”. Gli addetti dell’artigianato rappresentano inoltre l’83,6% dell’occupazione dell’artigianato manifatturiero e il 3,5% dell’intera economia privata non agricola. L’analisi evidenzia il ruolo centrale delle micro e piccole imprese, il 57% degli occupati dei settori delle “4 A” lavora in aziende con meno di 50 addetti.

Dal punto di vista economico, le imprese italiane delle “4 A” generano un fatturato complessivo di 819,5 miliardi di euro e un valore aggiunto di 220,8 miliardi, il 20,6% del valore aggiunto del settore privato italiano (escludendo agricoltura e finanza) e al 68,8% dell’intera manifattura nazionale. Anche l’export conferma il peso strategico di questi comparti, nei dodici mesi terminati a settembre 2025, le esportazioni delle “4 A” hanno raggiunto i 383,8 miliardi di euro, rappresentando il 60,1% dell’export italiano complessivo e il 17,9% del Pil nazionale.

I settori delle “4 A” del Made in Italy generano un saldo positivo tra export e import pari a 141,8 miliardi di euro. Questo risultato è sufficiente a compensare sia il disavanzo della bolletta energetica (50,6 miliardi di euro), sia il saldo negativo degli altri comparti del Made in Italy (42,5 miliardi di euro). In questo modo, contribuiscono in modo determinante a ottenere un avanzo complessivo della bilancia commerciale italiana pari a 48,6 miliardi di euro. Il contributo maggiore a questo saldo positivo arriva dall’automazione e meccanica (49,3%), seguita da abbigliamento e moda (28,9%), mentre alimentare e bevande e arredo e legno contribuiscono entrambi per il 10,9%.

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