Fisco e caro vita, autunno difficile anche per le famiglie valtellinesi

Tasse, contributi e aumento del costo della vita riducono il reddito disponibile e frenano i consumi. In provincia di Sondrio sono 139.928 i contribuenti Irpef: il peso del fisco si somma al rincaro della spesa, cresciuta del 29,5% in cinque anni

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Sondrio

Carrello della spesa, bollette, aumenti energetici e pressione fiscale. Per le famiglie italiane, e per quelle valtellinesi, si apre un autunno difficile. La somma tra il costo della vita e il peso di tasse e contributi finisce infatti per ridurre il reddito disponibile, lasciando sempre meno spazio ai consumi con le inevitabili cadute sul commercio.

A quantificare il peso della fiscalità è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Nel 2026 una famiglia italiana “tipo” - coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico - sostiene complessivamente 20.592 euro tra tasse e contributi. Una cifra importante, ma che nella maggior parte dei casi viene pagata senza una percezione immediata del momento in cui il denaro viene “sottratto” al bilancio familiare. Il prelievo, infatti, avviene in larga parte alla fonte o attraverso le imposte incorporate nei prezzi dei beni e dei servizi.

Dei 20.592 euro complessivi, ha calcolato la Cgia, 13.030 euro vengono prelevati direttamente attraverso Irpef, contributi previdenziali e addizionali Irpef. Altri 6.676 euro arrivano dalle imposte indirette, tra Iva, accise, le diverse voci legate alla Rc auto e canone Rai. Complessivamente si tratta di 19.706 euro, pari al 95,7% del prelievo. Soltanto 887 euro vengono invece versati direttamente attraverso bollo auto e Tari.

Il tema del reddito disponibile assume un rilievo particolare anche in provincia di Sondrio. Secondo i dati elaborati dalla Cgia, sono 139.928 i contribuenti Irpef sul territorio. La componente più numerosa è quella dei lavoratori dipendenti, con 51.334 contribuenti. Seguono 7.326 lavoratori autonomi e 5.294 pensionati. Numeri che aiutano a comprendere quanto il tema del reddito effettivamente disponibile sia centrale per l’economia locale. Perché è proprio quello che resta dopo il pagamento di imposte, contributi e spese essenziali a determinare la possibilità di consumare, risparmiare o affrontare una spesa imprevista.

Al peso del fisco si aggiunge quello del costo della vita. Negli ultimi cinque anni, secondo l’ultima indagine del Sole24ore, il carrello della spesa è aumentato mediamente di circa il 30%, 29,5% per l’esattezza. Significa che, a parità di prodotti acquistati, una famiglia deve destinare una quota maggiore del proprio reddito alle necessità quotidiane. E quello della spesa alimentare è soltanto uno dei capitoli di una pressione più ampia, alla quale si aggiungono utenze, energia, mobilità e tutte le voci difficilmente comprimibili del bilancio domestico.

Il problema, al di là di quanto si paga delle tasse, è dunque quanto rimane a disposizione delle famiglie. Il quadro nazionale conferma la rilevanza del tema. Nel 2025 la pressione fiscale italiana si è attestata al 43,1% del Pil, il quinto valore più elevato tra i 27 Paesi dell’Unione europea. La media europea si è fermata al 40,7%. La Germania ha registrato una pressione fiscale del 41,8%, mentre la Spagna si è fermata al 38,1%. Per le famiglie il dato si traduce in una minore disponibilità di reddito e dunque di capacità di spesa costringendo a cambiare le proprie abitudini: spese rinviate, comprese quelle per la salute, taglio degli acquisti non indispensabili.

Il rischio è quindi che la doppia stretta, da una parte il fisco, dall’altra il caro vita, impatti pesantemente sui consumi generali e sul commercio. Un comparto che si trova già in una fase complessa, nella quale le attività devono fare i conti con cambiamenti nelle abitudini di acquisto, concorrenza dell’online e costi di gestione sempre più difficili da sostenere.

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