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Lunedì 02 Marzo 2026
Guerra in Iran, allarme carburanti: «Già da domani possibili aumenti»
L’incremento del Brent alza la preoccupazione per il costo dei carburanti. Figisc Lecco: «Occhi puntati sulle prossime fatture di carico». Pesa il nodo delle accise.
Lecco
L’inasprimento del conflitto in Medio Oriente, con il coinvolgimento diretto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sta producendo l’effetto più temuto sui mercati energetici: l’impennata delle quotazioni del greggio. Come ampiamente previsto, infatti, l’instabilità geopolitica ha scosso i listini internazionali. Nel giro di poche ore, il Brent è balzato del 10% negli scambi infragiornalieri, superando gli 80 dollari al barile, un picco che non si registrava dal luglio 2024 e che minaccia di tradursi in una nuova impennata del caro carburanti.
In questo scenario di incertezza, la rete di distribuzione italiana vive una fase di vigile attesa. Carlo Rusconi, presidente del Gruppo gestori impianti stradali di Figisc Confcommercio Lecco, invita alla cautela pur monitorando con estrema attenzione i mercati: «Ad oggi, per noi è ancora un pochettino prematuro parlare di aumenti, nel senso che oggi non ne abbiamo registrati – spiega –. Ma, guardando i dati, con il petrolio che segna un +10%, è probabile che già da domani qualcosa cambi. Se nei prossimi giorni si continuerà con questi ritmi, l’impatto alla pompa arriverà molto in fretta».
Nonostante la stabilità momentanea dei listini, tra i consumatori la tensione è già palpabile. «Qualcuno millanta già i rincari e la gente ha iniziato a parlarne con preoccupazione, anche se l’aumento effettivo non è ancora avvenuto», spiega Rusconi. Il timore principale riguarda la rapidità con cui il greggio potrebbe scalare i prezzi: «Se il mercato prosegue con queste percentuali, ci vuole un attimo a schizzare verso i 100 dollari, considerato che eravamo sugli 80 dollari solo pochi giorni fa. A questi ritmi, infatti, si fa presto a salire».
Resta poi il nodo strutturale dei costi in Italia, dove il prezzo finale è ostaggio di un carico fiscale stratificato nel tempo. «Il prezzo del carburante non è determinato solo dal costo della materia prima», conclude il presidente di Figisc Lecco, «ma pesano l’Iva e tutte le accise che dobbiamo finanziare per le guerre degli ultimi cinquant’anni. Siamo in attesa di notizie più concrete e di vedere come saranno le prossime fatture di carico, per capire se il prezzo sarà aumentato o meno». In attesa di sviluppi diplomatici, la rete distributiva resta alla finestra. Solo le prossime ore diranno se l’impennata del Brent si trasformerà in una nuova emergenza economica per le tasche degli automobilisti italiani.
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