Imprese, quadro stabile tra Lecco e Sondrio: pesano rincari e tensioni geopolitiche
L’indagine congiunturale di Confindustria Lecco e Sondrio fotografa un’economia locale sostanzialmente stabile, nonostante l’aumento dei costi delle materie prime e gli effetti delle tensioni geopolitiche sui mercati. Oltre otto aziende su dieci segnalano rincari
Lettura 1 min.La nuova indagine congiunturale rapida di Confindustria Lecco e Sondrio con rilevazione su marzo 2026 mostra un quadro di sostanziale stabilità. I problemi non mancano e riguardano in primis gli aumenti dei costi delle materie prime, con l’83,3% delle aziende che riferiscono rincari, in aggiunta alle conseguenze causate al business dalle tensioni geopolitiche legate alle guerra in corso.
Da ciò un atteggiamento di prudenza nelle previsioni, che sul secondo trimestre di quest’anno indicano stabilità del business (per il 66,7% del campione), mentre il 28,2% indica una riduzione e il 5,1% crescita.
«Lo scenario delineato dai dati sui nostri territori conferma, ancora una volta, una situazione complessivamente stabile: gli indicatori di domanda, attività produttiva e fatturato si mantengono su livelli di equilibrio, pur registrando differenze significative all’interno del campione» commenta Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio.
Nel dettaglio dei principali indicatori, le aziende di Lecco e Sondrio sul fronte della domanda riferiscono per il mercato interno “uno scenario più stazionario” mentre nell’export prevalgono le indicazioni di rallentamento rispetto a quelle di crescita. Rispetto a febbraio, in marzo il 43,6% delle aziende segnala conservazione dei livelli, mentre fra chi registra variazioni la quota del campione che indica aumento o calo è la medesima (28,2%).
In coerenza con la tendenza degli ordini, per la produzione le aziende riferiscono stabilità in oltre la metà dei casi (51,4%) mentre per il 27% c’è crescita e per il 21,6% un calo. In leggera crescita il tasso di utilizzo degli impianti (per il 76,7% delle imprese del sondaggio), di poco superiore al dato registrato dall’Osservatorio congiunturale rapido dello scorso Ottobre (76,3%).
Il fatturato, che tuttavia risente anche degli aumenti dei costi legati agli effetti delle tensioni geopolitiche, registra andamenti favorevoli sia in Italia che all’estero.
Il fatturato domestico è valutato come stabile dal 41% del campione, in diminuzione dal 12,8% e in crescita dal 46,2%. Le vendite estere sono invece ritenute mantenersi sui livelli di febbraio dal 39,4% delle aziende aderenti all’Osservatorio, in rallentamento dal 21,2% e in espansione dal restante 39,4%.
«Il perdurare e l’inasprirsi delle tensioni geopolitiche in alcune aree del mondo, con particolare riferimento al Medio Oriente, continuano a generare pressioni sui mercati internazionali. Gli impatti, significativi e diffusi, coinvolgono complessivamente oltre otto imprese su dieci sul fronte dei costi e circa tre quinti delle aziende per quanto riguarda le distorsioni nelle catene di approvvigionamento e gli effetti sulla domanda, con riflessi tangibili sulle prospettive di breve periodo. Le ricadute sui mercati erano prevedibili - osserva Campanari - e gli effetti finora rilevati, pur da non sottovalutare, non assumono carattere di particolare gravità. Auspichiamo naturalmente che i conflitti in corso trovino presto una soluzione di pace duratura e che le tensioni sui mercati si allentino progressivamente. Nel frattempo, la soglia di attenzione rimane elevata: la situazione è seguita con costanza dagli imprenditori e dalla nostra associazione. Continuiamo a monitorare l’evoluzione dello scenario auspicando un miglioramento delle condizioni generali e l’adozione di misure concrete, in particolare sul fronte energetico».
© RIPRODUZIONE RISERVATA