Lecco, asili nido tra i più cari della Lombardia: 584 euro al mese per una famiglia

Secondo l’analisi della Uil, il capoluogo è terzo per le rette con Isee da 25mila euro, dopo Sondrio e Varese. Intanto resta in sospeso il futuro del cantiere Pnrr di via Timavo, fermo dopo l’incendio di giugno.

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Lecco

Lecco è terza tra i capoluoghi di provincia lombardi per costi degli asili nido. Secondo l’ultima analisi effettuata dalla Uil sulle tariffe applicate nei capoluoghi lombardi, in particolare, una famiglia con Isee di 25mila euro spende ogni mese in media 584 euro per l’asilo nido, incluso il servizio mensa. Si tratta di un dato nettamente superiore rispetto alla media nazionale di 416 euro. Solo Sondrio con 641 euro e Varese con 605 euro presentano tariffe superiori a quelle di Lecco per quanto riguarda chi ha un Isee di 25mila euro. In caso invece di Isee a 15mila euro la spesa media a carico della famiglia per l’asilo nido, sempre incluso il servizio mensa, a Lecco è di 402 euro a fronte di una media nazionale di 296 euro.

“Non possiamo accettare – sottolinea il segretario generale UIL Lombardia Antonio Albrizio – che il diritto all’asilo nido o l’accesso a un servizio essenziale dipendano dal codice postale o dal Comune in cui una famiglia risiede. Gli asili nido rappresentano un pilastro fondamentale delle politiche sociali ed educative, uno strumento insostituibile per garantire pari opportunità di crescita ai bambini e per sostenere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, a partire dall’occupazione femminile. Serve un impegno corale e risorse stabili per abbattere le rette e garantire a tutti i cittadini lombardi lo stesso livello di servizi”. Oltre a quello dei costi alti, la Uil ha rilevato un problema di mancanza di posti disponibili: nell’anno educativo 2023-2024, a livello nazionale, il 59,5% dei servizi d’infanzia non è riuscito a soddisfare la domanda delle famiglie, dato che sale al 68,9% nel settore pubblico.

“Quando una famiglia – aggiunge il segretario confederale Uil Lombardia Salvatore Monteduro - si trova a dover sborsare ogni mese quattro, cinque o persino seicento euro per mandare un figlio al nido, siamo di fronte a una spesa che incide pesantemente sul reddito familiare. Ma il problema è duplice: non basta calmierare i costi se poi il servizio non riesce ad accogliere chi ne ha bisogno. Il PNRR ha rappresentato una grande occasione di investimento, ma costruire nuovi edifici non basta: un nido deve essere realmente aperto, con personale adeguato, orari flessibili e rette sostenibili. Il vero obiettivo deve essere quello di trasformare i posti finanziati in posti effettivi e fruibili”. Un aspetto, quello dei posti disponibili, che ha una ricaduta concreta anche a Lecco dove si discute del destino del cantiere per l’asilo nido di via Timavo a Bonacina, finanziato dal Pnrr e tutt’ora fermo in un limbo dopo l’incendio di metà giugno. Dopo lo spostamento di bambini e insegnanti in alcune aule libere presso la scuola dell’infanzia Santo Stefano, spetterà alla giunta di Filippo Boscagli decidere se la struttura di via Timavo, una volta completati tutti gli accertamenti legati alle cause dell’incendio e poi i lavori, sarà destinata sempre ad ospitare un asilo oppure ad un altro scopo.

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