Mercato del lavoro: Lecco cresce, ma la stabilità resta un miraggio

Le previsioni Excelsior segnano 60 assunzioni in più rispetto a maggio 2025, in controtendenza con il dato regionale e nazionale. La Uil: «Tre contratti su quattro sono ancora a termine»

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Il mercato del lavoro lecchese mostra una tenuta inaspettata. A maggio 2026 le imprese della provincia prevedono 2.200 nuove assunzioni, con un saldo positivo di +60 unità rispetto allo stesso mese del 2025. Un risultato che prende ancora più valore se letto in rapporto al contesto: la Lombardia nel suo complesso perde 5.060 posizioni, il dato nazionale segna un -26.390.

Lecco, insieme a Como, rappresenta dunque un’anomalia positiva nel panorama regionale e nazionale. Ma i numeri, a leggerli bene, raccontano anche una storia di fragilità.

Il nodo della precarietà

Il 75% delle nuove attivazioni avviene con contratto a termine o formule precarie — una quota in aumento rispetto al 73% dell’anno scorso. Solo il 21% delle assunzioni previste è a tempo indeterminato, con un ulteriore 4% in apprendistato. I settori dove il lavoro stabile è più diffuso sono l’industria manifatturiera (43% delle assunzioni nel comparto a tempo indeterminato) e il commercio (32%). Isole di stabilità in un mare di contratti brevi.

Le figure più cercate

In cima alla lista delle professioni più richieste in valore assoluto troviamo gli esercenti e addetti nella ristorazione (400 unità), seguiti dal personale non qualificato addetto alla consegna merci (170 unità). Numeri che fotografano un mercato del lavoro ancora dominato da mansioni a bassa qualificazione e da settori come turismo e logistica, dove la stagionalità e i contratti brevi sono la norma.

Settori e dimensioni d’impresa

Sul fronte industriale si registrano 900 nuove attivazioni, di cui 740 nel manifatturiero e 160 nelle costruzioni. Nei servizi si contano 1.260 nuovi ingressi: 470 nel turismo, 340 nei servizi alle imprese, 270 nel commercio, 180 nei servizi alla persona. A dominare sono le piccole imprese (fino a 49 dipendenti), che assorbono il 60,45% di tutte le assunzioni — 1.330 posizioni. Le medie (50–249 dipendenti) ne aggiungono 590, le grandi (oltre 250) appena 280.

Che titolo di studio chiedono le imprese?

La domanda di lavoro lecchese guarda soprattutto alla formazione professionale: 920 assunzioni per chi ha un diploma professionale (di cui 180 nell’indirizzo meccanico), 520 per chi ha un diploma di scuola secondaria (di cui 140 nell’area amministrazione, finanza e marketing), 510 per chi ha la sola scuola dell’obbligo. Solo 190 posizioni sono riservate a laureati, 70 a chi esce da un ITS Academy. Un segnale chiaro: la domanda di competenze avanzate rimane ancora sottosviluppata nel tessuto produttivo locale.

Le opportunità che il territorio non può sprecare

Lecco è attraversata da investimenti importanti legati alle Olimpiadi Invernali 2026. Un’occasione storica che rischia di risolversi in un fuoco di paglia se non viene accompagnata da politiche attive del lavoro, formazione continua e accordi territoriali capaci di trasformare l’occupazione stagionale in lavoro qualificato e stabile.

La sfida non è solo quantitativa — quante persone trovano lavoro — ma qualitativa: che tipo di lavoro si sta costruendo per il futuro del territorio. Senza lavoro stabile, qualificato e dignitoso non esiste competitività che possa reggere nel tempo.

«Se vogliamo evitare che tanti lavoratori scelgano la Svizzera o altri territori più attrattivi, bisogna costruire un vero patto territoriale - spiega Dario Esposito, Coordinatore UIL Lario -stabilità occupazionale, formazione permanente, salari adeguati e prospettive professionali credibili.»

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