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Mercoledì 21 Ottobre 2026
Pensioni, dal 2027 si lavorerà più a lungo e l’assegno sarà più basso
Matteo Dell’Era, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Lecco, spiega le ragioni della stretta: «La logica è salvaguardare la sostenibilità dei conti dell’Inps», in un Paese che invecchia e deve fare i conti con il caro vita
Lettura 2 min.Lecco
Nel 2027 si andrà in pensione un mese più tardi e, a parità di età di uscita, con un assegno più basso. Il ministero del Lavoro ha pubblicato sul proprio portale il decreto con l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo per il biennio 2027-2028, quelli che servono per trasformare il montante in rendita e che sono in calo rispetto agli attuali.
Stando al sistema di calcolo contributivo delle pensioni (Legge 335/1995), la pensione annua si ottiene moltiplicando il montante personale dei contributi per il coefficiente di trasformazione basato sull’età e che dall’anno prossimo è aggiornato al ribasso. Ora la nuova tabella individua i coefficienti per le età comprese tra 57 e 71 anni: si parte dal 4,153% a 57 anni, per arrivare al 4,725% a 62 anni, al 5,166% a 65 anni e al 5,514% (era 5,575 ) a 67 anni. Per chi ha 68 anni il coefficiente scenderà da 5,753 a 5,707. Per chi accede alla pensione a 70 anni invece è pari al 6,139%, mentre a 71 anni raggiunge il 6,382%. Più tardi si va in pensione e più i coefficienti salgono, ma rimangono comunque tutti più bassi rispetto ad oggi.
Il ministero spiega che la revisione dei coefficienti avviene “sulla base delle rilevazioni demografiche e dell’andamento effettivo del tasso di variazione del Pil di lungo periodo rispetto alle dinamiche dei redditi soggetti a contribuzione previdenziale, rilevati dall’Istat”. Per quanto riguarda il mese in più necessario dall’anno prossimo per l’età pensionabile, questo riguarda sia le pensioni di vecchiaia (quindi si andrà in pensione a 67 anni e un mese) sia le pensioni anticipate, con 42 anni e 1 mese di contributi per gli uomini, 41 anni e 11 mesi per le donne. E, rispetto ad oggi, nel 2028 i mesi in più che serviranno per andare in pensione saranno tre.
Per Matteo Dell’era, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Lecco, “il meccanismo
Fornero entrato in vigore nel 2012 si somma alla progressiva entrata a regime del sistema di pensionamento con il sistema contributivo puro: i soggetti che hanno iniziato a lavorare prima del 31 dicembre 1995, quando si è concluso il retributivo, sono sempre di meno. Chi ha iniziato dopo va a regime con calcolo solo contributivo, legato solo ai contributi versati dal lavoratore e dall’azienda. Le pensioni saranno quindi gradualmente sempre più basse e questo è il concetto che sta alla base del ragionamento”. E questo accade mentre è in aumento il costo della vita, mentre l’andamento demografico negativo che ricade sul rapporto fra lavoratori attivi (che versano i contributi) e pensionati mette a dura prova le casse previdenziali.
“La logica – conclude Dell’Era - è quella di salvaguardare la sostenibilità dei conti dell’Inps a fronte di una popolazione sempre più anziana che è in pensione e la popolazione attiva. Parlandone tecnicamente e al di fuori della politicizzazione in corso sul tema, accade ciò che qualsiasi governo con conti alla mano e responsabilità deve fare. Altri interventi annuali legati alle singole Finanziarie sono difficili da mantenere in modo strutturale. Siamo in un’ottica in cui tutti ’piangiamo’: i lavoratori dipendenti (con ragione) perché gravati da troppe tasse, ma anche autonomi e pensionati hanno i loro problemi: il fulcro di tutto è l’aumento dei prezzi legati al caro energia che fa aumentare tutti, proprio tutti, i costi”.
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