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Mercoledì 21 Ottobre 2026
Più carne italiana per la bresaola, protocollo d’intesa con gli allevatori
Il Consorzio della Bresaola della Valtellina Igp firma l’accordo con Coldiretti e Filiera agricola italiana. Obiettivo 5 mila tonnellate di carne, ma servirà tempo per sviluppare la filiera.
Lettura 2 min.Sondrio
Più carne bovina italiana per la bresaola, un’origine della materia prima trasparente e nuove opportunità per gli allevatori nazionali. Punta a questi obiettivi il protocollo d’intesa firmato a Roma da Coldiretti, Filiera agricola italiana spa e Consorzio di tutela della Bresaola della Valtellina Igp, in occasione del Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione.
L’accordo avvia la costruzione di una filiera con bovini allevati e macellati in Italia, per ridurre la dipendenza dalle forniture estere. Una questione di estrema attualità.
La firma arriva, infatti, in una fase delicata per le imprese valtellinesi. Lo stop europeo alle importazioni di carne bovina dal Brasile, scattato il 3 settembre per la mancata presentazione di garanzie sufficienti sul rispetto delle norme Ue sull’uso degli antimicrobici, ha reso più complesso l’approvvigionamento del comparto. Basti pensare che nel 2025 circa l’80% della carne utilizzata dalla filiera proveniva dal Sud America e, di questa, il 60% dal Brasile.
La nuova filiera nazionale apre certamente una prospettiva, ma non può essere la risposta alla crisi attuale perché richiederà anni per svilupparsi e potrà soddisfare soltanto una parte delle necessità dei produttori.
Il progetto prevede, in uno scenario che copre un arco temporale di tre-cinque anni, il possibile coinvolgimento di 100mila bovini all’anno. Il traguardo è arrivare a circa 5mila tonnellate di tagli destinati alla bresaola e a 25mila tonnellate complessive di carni disossate. Per dare sostenibilità economica all’operazione si punta a valorizzare l’intera carcassa, coinvolgendo altri utilizzatori, dalla distribuzione alla ristorazione.
Per i produttori valtellinesi, il confronto con il fabbisogno attuale chiarisce la portata dell’iniziativa: le 5mila tonnellate previste equivalgono a circa il 15% delle 34mila lavorate ogni anno dal comparto della Bresaola della Valtellina Igp. Anche con l’avvio della filiera italiana, dunque, le importazioni continueranno a svolgere un ruolo importante.
«Siamo soddisfatti per questo accordo, che rappresenta un segnale positivo per il futuro della filiera italiana - afferma Mario Moro, presidente del Consorzio di tutela -. Se avessimo a disposizione carne italiana con le caratteristiche adatte alla produzione di bresaola saremmo pronti ad acquistarla. La selezione della materia prima deve però rispondere a requisiti precisi, indispensabili per ottenere il prodotto che i consumatori conoscono e apprezzano». Il valore della Bresaola della Valtellina Igp, ricorda il presidente, risiede anche nelle competenze e nei saperi della trasformazione, consolidati nel tempo e garantiti dal Disciplinare di produzione.
Il protocollo assegna ai firmatari compiti distinti. Coldiretti promuoverà il coinvolgimento delle imprese agricole e l’aggregazione dell’offerta; Filiera agricola italiana coordinerà gli aspetti organizzativi, economici e di tracciabilità; il Consorzio favorirà il confronto con i produttori interessati, nel rispetto del disciplinare Igp.
L’intesa avvia inoltre il percorso verso un Accordo nazionale di filiera, chiamato a definire volumi, requisiti qualitativi, programmazione degli allevamenti, contratti e criteri di formazione dei prezzi. L’obiettivo è assicurare una remunerazione equa agli operatori e consentire alle imprese di programmare l’attività.
«È un accordo strategico e una grande risposta rispetto a quello che è il lavoro che fanno i nostri allevatori» sottolinea il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. Un giudizio favorevole arriva anche da Assica, l’Associazione industriali delle carni e dei salumi. Il presidente Lorenzo Beretta ricorda che il comparto attende una filiera bovina italiana da circa dieci anni. «Perché il progetto produca risultati concreti – sottolinea -, sarà necessario sviluppare una capacità produttiva adeguata alle esigenze dell’industria, sia nei volumi sia nella continuità delle forniture».
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