Prestiti alle pmi lecchesi: calo del 33%

Credito Le somme erogate alle ditte con meno di 20 addetti sono passate da 717 a 476 milioni in sei anni Davide Riva (Confartigianato): «Serve più dialogo con le banche». In Lombardia una riduzione di un quarto

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Lecco

Il credito alle piccole imprese lombarde – e quindi anche lecchesi - continua a restringersi e il confronto con il 2020 restituisce una delle dinamiche più pesanti dell’intera regione. Al 30 aprile 2026 i prestiti bancari erogati alle società di persone e alle ditte individuali con meno di 20 addetti in provincia di Lecco ammontano a 476,383 milioni di euro, contro i 717,489 milioni registrati alla fine del 2020. In poco più di cinque anni sono quindi venuti meno oltre 241 milioni di finanziamenti, con una contrazione del 33,60%, la più elevata tra le province lombarde.

«Ragioniamo su cosa fare per dare supporto alle imprese in una fase delicata»

Il dato più recente mostra però una sostanziale stabilità rispetto alla fine dello scorso anno: al 31 dicembre 2025 i prestiti erano pari a 467,014 milioni, circa 9,4 milioni in meno rispetto ad aprile 2026. Il problema, dunque, emerge soprattutto guardando alla trasformazione avvenuta nel medio periodo. A livello lombardo, infatti, nello stesso arco temporale la riduzione media è stata del 23,30%, oltre dieci punti percentuali meno rispetto a Lecco. «È un dato preoccupante, che dobbiamo capire fino in fondo», commenta Davide Riva, presidente di Confartigianato Imprese Lecco. «Dobbiamo comprendere quanto questo calo sia legato alla progressiva scomparsa dell’interlocutore bancario sul territorio e quanto, invece, possa riflettere anche una minore fiducia nel futuro. Lo scenario geopolitico che ci circonda ormai da molto tempo non permette di vedere con chiarezza uno spiraglio positivo e questo può incidere anche sulla propensione delle imprese a investire».

La questione riguarda infatti non soltanto la disponibilità di credito, ma anche il cambiamento del rapporto tra banca e piccola impresa. «Le banche si sono trasformate anche nel loro Dna e per un piccolo imprenditore è diventato più complicato trovare quella persona che conosceva l’azienda da tempo e con la quale era possibile dialogare direttamente», osserva Riva. «Parliamo di aziende che hanno mediamente pochissimi addetti e che non hanno nel proprio Dna la costruzione di un business plan o un’analisi approfondita dell’investimento e dei suoi tempi di rientro», spiega il presidente. «In associazione, a Lecco, abbiamo figure che possono affiancare le imprese proprio in queste attività, dalla predisposizione di un business plan alla valutazione della possibilità di utilizzare un bando, fino a un’analisi completa che può facilitare anche l’interlocuzione con la banca».

Confartigianato punta, inoltre, sul rapporto con Confidi Systema e sta valutando ulteriori accordi con gli istituti di credito. «Stiamo ragionando su cosa possiamo fare per dare un supporto maggiore alle imprese, associate e non associate, perché in una fase come questa aiutare le aziende significa aiutare tutto il territorio». In questo quadro, secondo Riva, «è fondamentale che le Bcc colgano questa opportunità per affiancare le imprese e sopperire alla progressiva perdita dei rapporti personali con i grandi istituti». Un rapporto che, nella fase di profonda trasformazione del sistema bancario, Confartigianato punta a ricostruire anche attraverso nuovi strumenti di accompagnamento e una maggiore collaborazione con gli istituti di credito.

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