Sondrio: autotrasporto in crisi, al tavolo Mit il 27 ottobre

Costi in aumento e margini ridotti pesano sui bilanci. Le associazioni attendono risposte per evitare fermi.

Lettura 2 min.

Sondrio

Il caro gasolio mette sotto pressione le imprese dell’autotrasporto e la tensione cresce anche in provincia di Sondrio. Tra costi in aumento e margini sempre più ridotti, il settore attende risposte dal governo. Dopo le minacce di fermo, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha convocato le associazioni di categoria per martedì 27 ottobre. Al tavolo sono stati invitati anche i rappresentanti della presidenza del Consiglio e dei ministeri dell’Economia e delle Imprese e del Made in Italy.

«Anche qui, come nel resto d’Italia, sono tutti arrabbiati – dice Fausto Acquistapace, presidente della categoria Autotrasporti di Confartigianato imprese Sondrio –, ma mi sostengono perché capiscono che stiamo facendo tutto il possibile. Siamo i più piccoli, ma ci facciamo valere, com’è giusto».

A pesare sui bilanci è soprattutto il prezzo del gasolio, una voce che incide per circa il 35% sui costi delle imprese. I rifornimenti hanno raggiunto i 2,19-2,20 euro al litro al self-service e i 2,48-2,60 euro lungo la rete autostradale. Secondo le stime del settore, gli aumenti si traducono in una spesa aggiuntiva compresa tra 15mila e 18mila euro all’anno per ciascun mezzo pesante.

«Il malessere è diffuso e non più sostenibile da parte delle imprese» denuncia Unatras, l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci. Un grido d’allarme che attraversa il Paese e riguarda da vicino anche l’economia locale. In Italia il 94% delle merci viaggia su gomma e, in un territorio montano come quello sondriese, il trasporto su strada assume un peso particolare: la ferrovia percorre il fondovalle soltanto fino a Tirano e i collegamenti stradali sono essenziali per gli approvvigionamenti e gli scambi con le altre province. Accanto alle merci, anche la mobilità di residenti, studenti e turisti dipende dai servizi su gomma nelle aree prive di alternative ferroviarie.

La convocazione al Mit era dunque particolarmente attesa dalle imprese, che da mesi chiedono interventi per fronteggiare difficoltà aggravate dalla crisi internazionale.

«Dopo l’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi, il governo non ci ha più ricevuti – prosegue Acquistapace –. Forse sperava in una diminuzione dei costi petroliferi, che non è avvenuta. La situazione ora è insostenibile, con il prezzo dei rifornimenti aumentato del 50 per cento da febbraio. Ci troviamo davanti a un precipizio».

L’appuntamento del 27 ottobre coincide con la prima riunione della Consulta dell’autotrasporto, il tavolo permanente istituito presso il ministero per affrontare le questioni tecniche e normative del comparto. Il decreto istitutivo è stato firmato nei giorni scorsi e annunciato durante gli Stati generali dell’autotrasporto dal capo dipartimento per i Trasporti e la navigazione, Stefano Fabrizio Riazzola. Nella stessa occasione, il viceministro Edoardo Rixi ha indicato tra i temi da affrontare il caro carburante, i valichi alpini, la decarbonizzazione e la carenza di autisti.

Questioni decisive per il futuro del comparto, mentre nell’immediato le aziende chiedono di poter sostenere i costi dell’attività. In assenza di risposte, resta aperta la prospettiva di una mobilitazione, con conseguenze che si estenderebbero all’intero sistema economico.

«Confartigianato e Unatras non resteranno ferme a guardare le aziende di trasporto chiudere – avverte Acquistapace –. Se si fermano i trasporti, si ferma l’Italia e si ferma anche la provincia di Sondrio. Non è il nostro obiettivo, ma è l’unico modo che abbiamo per sensibilizzare il governo e spingerlo a risolvere il problema. I nostri vertici e tutti noi siamo pronti a lavorare per una soluzione che arrivi al più presto, prima che sia troppo tardi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA