Sondrio: infortuni e malattie professionali in forte aumento

Nei primi otto mesi del 2026 le denunce salgono del 3,1%. Le patologie legate al lavoro registrano un incremento del 77,8%.

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Sondrio

Aumentano gli infortuni denunciati e crescono soprattutto le segnalazioni di malattie professionali. Non ci sono buone notizie in fatto di sicurezza sul lavoro per la provincia di Sondrio.

Nei primi otto mesi del 2026 il territorio valtellinese ha infatti registrato 1.463 denunce di infortunio, il 3,1% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e una denuncia con esito mortale, come nel 2025. Il dato più netto riguarda però le patologie legate al lavoro: in questo caso le denunce sono salite da 27 a 48 (+77,8%).

I dati provvisori dell’Inail diffusi dalla Uil Lombardia mettono nuovamente al centro dell’attenzione il tema della prevenzione nelle attività quotidiane, ovvero l’organizzazione del lavoro, la formazione, il controllo dei rischi e la gestione degli appalti.

«Dietro i numeri ci sono lavoratori, persone e famiglie che chiedono sicurezza reale e non mere formalità burocratiche - sottolinea Fabrizio Tresoldi, coordinatore Uil Lombardia di Sondrio -. L’aumento delle patologie professionali richiede un approfondimento immediato con Inail, Ats e parti sociali».

Il dato sulle malattie professionali va letto anche nella sua dimensione assoluta: l’incremento è di 21 denunce. La base numerica contenuta amplifica la variazione percentuale, che resta comunque la seconda più elevata tra le province lombarde, dopo Mantova, dove la crescita raggiunge l’82,6%.

Il rapporto invita a non attribuire l’aumento a una sola causa. A concorrere possono essere le esposizioni professionali, la struttura produttiva locale, una maggiore emersione delle patologie, denunce tardive e tempi amministrativi. Le segnalazioni presentate nel 2026 non corrispondono necessariamente a malattie insorte nello stesso anno, né a casi già riconosciuti.

Sul fronte degli infortuni, la crescita provinciale del 3,1% è inferiore alla media lombarda, che arriva al 6,6%. L’aumento riguarda però tutte le dodici province. Nel complesso, tra gennaio e agosto, in Lombardia sono state registrate 75.293 denunce di infortunio e 101 denunce con esito mortale, contro le 97 dello stesso periodo del 2025. Di queste ultime, 76 riguardano eventi avvenuti in occasione di lavoro, rispetto alle 68 dell’anno precedente. Gli infortuni in itinere salgono a 13.167 (+6,1% rispetto ai 12.410 del 2025), rappresentando il 17,5% del totale. Un dato che evidenzia le criticità legate alla mobilità, ai ritmi di vita e di lavoro, e alla sicurezza delle infrastrutture di trasporto utilizzate dai lavoratori lombardi.

Non meglio la situazione dei giovanissimi. La Lombardia si conferma una delle regioni più impattate sul fronte degli infortuni scolastici e legati ai percorsi di Pcto: la stima regionale sfiora circa 12.600 denunce tra gli studenti, concentrando circa il 24% dell’intero dato nazionale.

Le denunce regionali di malattia professionale raggiungono, invece, quota 3.556, in aumento dell’8,2%.

«Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale ed economica - sottolinea il segretario generale della Uil Lombardia, Antonio Albrizio – che non può più essere affrontata con i soliti appelli di circostanza. Quando un lavoratore esce di casa e non vi fa ritorno perché le norme di sicurezza sono state scarificate sull’altare del profitto, della velocità e dei subappalti a cascata, non parliamo di una fatalità o di una tragica disgrazia, ma di un vero e proprio crimine. È arrivato il momento che la politica nazionale prenda atto di questa realtà e introduca nell’ordinamento il reato di omicidio sul lavoro. Servono sanzioni esemplari, una Procura nazionale dedicata e l’interdizione immediata dagli appalti pubblici per le aziende che non rispettano le tutele dei lavoratori. Nessun bilancio aziendale può valere una vita umana».

Per Sondrio, Tresoldi chiede un confronto che permetta di capire dove si concentrano i rischi e quali interventi mettere in campo. «La sicurezza deve diventare la priorità assoluta di tutte le imprese locali – conclude -. Il nostro obiettivo sul territorio resta uno solo: zero morti su lavoro».

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