Economia / Sondrio e cintura
Martedì 29 Settembre 2026
Sondrio, le donne ricevono pensioni più basse: «Il divario nasce sul lavoro»
I dati della Cgil: nel 2025 nel settore privato le pensioni anticipate sono state in media di 1.374 euro lordi per le donne, contro i 2.001 degli uomini. Turcatti: «La disuguaglianza pensionistica si costruisce durante tutta la vita lavorativa»
Lettura 1 min.Sondrio
Il lavoro che una donna svolge oggi determina anche la pensione che riceverà domani. È da questo legame che Michela Turcatti, segretaria generale della Cgil di Sondrio, chiede di leggere le difficoltà emerse al tavolo provinciale su scuola, formazione e mercato del lavoro. «Il problema non riguarda soltanto quante donne lavorano, ma come lavorano, quanto guadagnano e quale futuro previdenziale riescono a costruire attraverso il lavoro» dice.
A mostrare gli effetti di una carriera lavorativa segnata dalle disuguaglianze sono, secondo la Cgil, le elaborazioni del suo osservatorio sulle pensioni. Nel settore privato, nel 2025, l’importo medio lordo delle pensioni anticipate è stato di 1.374,57 euro per le donne e di 2.001,83 euro per gli uomini. Per le pensioni di vecchiaia, le medie sono rispettivamente di 638,85 e 899,84 euro lordi. «La disuguaglianza pensionistica non nasce quando si va in pensione: si costruisce durante tutta la vita lavorativa», osserva Turcatti. Pesano salari più bassi, contratti discontinui, part time legati alle esigenze familiari e interruzioni della carriera per assistere figli o parenti. A questo si aggiungono, sottolinea la sindacalista, le minori opportunità di crescita che una donna può incontrare dopo la maternità.
Per la Cgil, dunque, l’obiettivo non può esaurirsi nell’aumento del numero delle occupate. «La nostra provincia ha bisogno di più occupazione – ancora la segretaria -, ma soprattutto di occupazione stabile, qualificata e adeguatamente retribuita». È anche una condizione, sostiene Turcatti, per contrastare lo spopolamento, trattenere i giovani e attrarre nuove competenze. La segretaria indica alcune priorità: investire nei servizi per l’infanzia e per le persone non autosufficienti, migliorare i trasporti, intervenire sugli orari di lavoro e contrastare le penalizzazioni legate alla maternità. Chiede inoltre il rispetto dei contratti e una contrattazione che incida sull’organizzazione del lavoro: «Dobbiamo smettere di considerare la conciliazione come un problema individuale delle donne. È un problema collettivo».
Il ragionamento riguarda anche il modello economico della provincia. «La stagionalità può rappresentare una risorsa per il turismo, ma non può diventare la giustificazione per un mercato del lavoro strutturalmente precario» afferma Turcatti. La formazione resta fondamentale, aggiunge, ma perde efficacia se chi si forma non trova condizioni di lavoro e di vita che lo convincano a restare. La Cgil porterà queste richieste al tavolo provinciale, sollecitando il coinvolgimento di istituzioni, imprese, scuola, enti formativi e parti sociali.
Per Turcatti, la misura delle politiche contro lo spopolamento sarà anche questa: «Nessuna politica contro lo spopolamento può essere credibile se lascia ai margini una parte così importante della popolazione». Ridurre domani il divario nelle pensioni, conclude, significa intervenire oggi sulla qualità del lavoro femminile.
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