Sondrio prima in Italia nei pagamenti tra imprese, Lecco è quarta
La classifica Cribis sul secondo trimestre 2026 premia i territori lombardi: Sondrio è prima in Italia per puntualità nei pagamenti tra aziende private, mentre Lecco si piazza al quarto posto
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Sondrio è la provincia italiana più virtuosa nei pagamenti tra imprese private. È questo il dato più significativo che emerge dall’ultima fotografia sulle abitudini di pagamento delle aziende, relativa al secondo trimestre del 2026 e aggiornata a giugno, elaborata da Cribis e ripresa dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre.
Un primato che assume un peso particolare perché arriva in un momento nel quale, a livello nazionale, la puntualità nei rapporti commerciali tra imprese è invece in calo. La classifica provinciale vede infatti Sondrio al primo posto in Italia, davanti a Bergamo e Belluno. Alle loro spalle si trovano Lecco e Brescia, a conferma di una presenza particolarmente forte dei territori del Nord nella parte alta della graduatoria.
Sul fronte opposto, le province con le peggiori abitudini di pagamento sono Crotone, Agrigento, Cosenza, Reggio Calabria e Messina.
Il dato di Sondrio si inserisce in una situazione regionale altrettanto positiva. La Lombardia è infatti la regione italiana con la maggiore puntualità nei pagamenti, con il 51,6% dei committenti che onora le proprie fatture entro la scadenza prevista dal contratto. Seguono l’Emilia-Romagna, con il 51,2%, e il Veneto, con il 51%.
All’estremo opposto si trovano Toscana, Sicilia e Calabria, con percentuali di puntualità rispettivamente del 29,2%, 27,2% e 26,7%. Il quadro nazionale racconta però una situazione meno rassicurante.
Nel secondo trimestre di quest’anno solo il 42% delle transazioni commerciali tra aziende private è stato pagato puntualmente, due punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Significa che meno di una fattura su due viene saldata entro i termini concordati. Il fenomeno interessa soprattutto le relazioni lungo le filiere produttive e pesa in modo particolare sulle imprese più piccole, che hanno meno margini finanziari per assorbire i ritardi negli incassi.
La dimensione aziendale incide parecchio sulle abitudini di pagamento. A rispettare la scadenza è appena il 21% delle grandi imprese, mentre la percentuale sale al 35,7% per le medie e al 41,8% per le piccole. Le microimprese risultano le più puntuali, con il 42,7% dei pagamenti effettuati entro i termini. È proprio questo uno degli aspetti sui quali la Cgia concentra la propria denuncia: per molte piccole aziende, i ritardi negli incassi significano dover ricorrere a credito bancario o factoring per sostenere la liquidità, trasferendo di fatto il costo del finanziamento lungo la filiera. La Cgia chiede quindi maggiore trasparenza sui tempi medi di pagamento delle grandi aziende e meccanismi di premialità fiscale per chi rispetta le scadenze.
I settori nei quali emergono le peggiori abitudini di pagamento sono, secondo l’analisi, costruzioni, grande distribuzione, bar e ristoranti e servizi alle persone. Il capitolo dei pagamenti apre poi un secondo fronte, quello della Pubblica amministrazione. Qui i tempi medi sono migliorati: nel 2025 la Pa ha pagato le fatture mediamente in 27,2 giorni, contro i 29,9 del 2024. Un risultato che rispetta ormai, in buona parte dei comparti, i limiti previsti dalla normativa.
Ma il miglioramento dei tempi non significa che il problema sia risolto. Il paradosso è che, mentre la Pa paga più rapidamente le fatture, il debito commerciale continua a crescere. Nel 2025 lo stock dei debiti commerciali di parte corrente ha raggiunto i 64,2 miliardi di euro, pari al 2,8% del Pil. È il valore più elevato, in rapporto al Pil, tra i 27 Paesi dell’Unione europea.
La spiegazione sta nella differenza tra velocità e capacità di saldare tutte le fatture. Nel 2025 l’amministrazione statale ha emesso 3.673 fatture e ne ha pagate 3.034, pari all’82% del totale. Ma, guardando agli importi, sui 27,8 miliardi di euro dovuti ai fornitori ne sono stati saldati 21,1. Il debito commerciale è così aumentato di 6,7 miliardi in un solo anno.
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