Economia / Sondrio e cintura
Lunedì 13 Luglio 2026
Sondrio, turismo in crescita ma manca il personale: l’allarme della Uil
A Sondrio oltre 6.700 occupati nel settore, ma stagionalità, salari bassi e lavoro discontinuo rendono sempre più difficile trovare e trattenere camerieri, cuochi e addetti all’accoglienza.
Lettura 2 min.Sondrio
La stagione turistica è ormai nel vivo, le presenze sono buone anche se il settore è sempre alle prese con le difficoltà nel trovare personale. Camerieri, cuochi, addetti ai piani e figure specializzate sono sempre più difficili da reperire, nonostante il turismo continui a creare occupazione. Un apparente paradosso che trova conferma nei dati del nuovo rapporto della Uil Lombardia, “Il turismo cresce. Il lavoro deve valere di più”, secondo cui il settore ha ormai recuperato e superato i livelli occupazionali precedenti alla pandemia, ma continua a scontare criticità legate alla qualità del lavoro, ai salari e alla continuità occupazionale.
Un quadro in cui si inserisce anche la provincia di Sondrio, dove il turismo è uno dei pilastri dell’economia. Nel 2024 gli occupati medi del comparto sono stati 6.763, dato che colloca Sondrio al settimo posto tra le dodici province lombarde, davanti a Lecco, Pavia, Mantova, Cremona e Lodi. Lontana dai numeri di Milano (121.605 addetti), Brescia (33.564) e Bergamo (29.700), la realtà valtellinese ha però un peso economico diverso: in un territorio così orientato all’accoglienza, alla ricettività e alla ristorazione, ogni difficoltà nel reperimento di personale rischia infatti di tradursi direttamente in un limite alla capacità di crescita delle imprese. Il rapporto della Uil evidenzia inoltre una caratteristica che riguarda direttamente la provincia: le aree montane, come Sondrio, presentano una maggiore variabilità dell’occupazione nel corso dell’anno, conseguenza della forte stagionalità che accompagna sia l’estate che l’inverno. Una peculiarità che rende più difficile fidelizzare i lavoratori e programmare l’attività delle aziende. Se i numeri dell’occupazione sono positivi, il sindacato invita però a guardare oltre. In Lombardia il turismo ha raggiunto nel 2024 il record storico di 262.506 dipendenti medi, con un incremento del 4,9% rispetto all’anno precedente e dell’11,8% rispetto al 2019, prima dell’emergenza sanitaria.
La Lombardia si conferma così il primo bacino turistico del Paese, concentrando il 17,5% dell’occupazione nazionale del settore. «La sfida oggi non è più soltanto creare occupazione, ma fare in modo che il lavoro sia stabile, dignitoso e adeguatamente retribuito» osserva il segretario confederale della Uil Lombardia, Salvatore Monteduro. Secondo il rapporto, quasi un lavoratore lombardo su due (48,6%) è impiegato con un contratto part-time. Anche il dato sul tempo indeterminato, che riguarda il 66,7% dei dipendenti, non basta a garantire stabilità economica, perché spesso si tratta di rapporti con poche ore lavorative o caratterizzati da turni discontinui. È il fenomeno che la Uildefinisce “lavoro povero”: un’occupazione formalmente stabile ma incapace di assicurare un reddito adeguato. I salari confermano questa lettura. La retribuzione media annua lorda nel turismo lombardo si ferma a 16.026 euro; considerando i soli lavoratori full-time sale a 19.925 euro, mentre nei pubblici esercizi - che rappresentano oltre l’83% del comparto - si attesta a 18.440 euro. Numeri che spiegano, almeno in parte, perché sempre meno persone scelgano di lavorare nel settore o decidano di rimanervi nel tempo. «Il turismo lombardo ha ormai le condizioni per redistribuire il valore prodotto. Il vero salto di qualità arriverà quando la crescita del settore diventerà crescita del salario e della dignità del lavoro»sottolinea ancora Monteduro. La forza lavoro è composta in prevalenza da donne (52,8%), giovani sotto i quarant’anni (58,7%) e lavoratori stranieri (32,3%). Oltre l’81% degli occupati è inoltre inquadrato nelle qualifiche operaie, con limitate prospettive di crescita professionale.
Una composizione che, secondo la Uil, rende ancora più urgente investire sulla qualità dell’occupazione, sulla formazione e sulla valorizzazione delle competenze. Tra le proposte avanzate dal sindacato figurano il vincolo degli incentivi pubblici alle imprese che applicano i contratti collettivi maggiormente rappresentativi, il consolidamento delle ore nei rapporti part-time, una programmazione più certa dei turni di lavoro e un maggiore riconoscimento economico del lavoro festivo e notturno.
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