Sondrio, vetrine spente per un’ora contro la crisi del commercio: «Un negozio chiuso non si riaccende»

Domani dalle 17 alle 18 i negozi aderenti all’iniziativa simbolica promossa da Anima lasceranno al buio le proprie vetrine. A settembre la spesa in provincia è calata del 5,7%, il dato peggiore in Lombardia, mentre nel commercio le cessazioni superano le nuove aperture.

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Sondrio

Spegnere le vetrine per un’ora, per richiamare l’attenzione sui negozi che le luci rischiano di spegnerle per sempre. Arriva anche a Sondrio l’iniziativa di sensibilizzazione sulla crisi del commercio che ha già toccato varie città in Italia: domani, dalle 17 alle 18, alcune attività del centro lasceranno al buio le proprie vetrine. Un gesto simbolico per rendere visibile una difficoltà che, nelle vie dello shopping, si misura anche con i cartelli delle vendite per cessata attività che si stanno susseguendo troppo spesso a Sodnrio. Il messaggio sta passando da un commerciante all’altro. Alla vigilia quanti saranno ad aderire all’iniziativa non si sa, ma Giorgio Balgera, tra i primi ad aderire e a diffondere la proposta fra i colleghi, assicura che a partecipare sarà più di un negozio.

Saranno le luci spente a dare la misura della partecipazione, in una fascia del pomeriggio in cui le vetrine accompagnano il passeggio in centro, all’inizio di un week end, quello del Wine trail, che porterà moltissima gente in città. «Una vetrina spenta la possiamo riaccendere, un negozio chiuso non più» è il messaggio della locandina che accompagna l’iniziativa, promossa dall’associazione Anima Ets per i negozi indipendenti multibrand, nata nell’ambito di Cdo Opere Sociali. Una frase che riassume il senso dell’ora di buio: chiedere attenzione prima che lo spegnimento diventi definitivo. Il richiamo riguarda chi acquista, alle prese peraltro con difficoltà economiche sempre più evidenti, ma anche chi è chiamato a ragionare sul futuro dei centri cittadini.

I dati dell’Osservatorio Confimprese-Jakala, che considera i fatturati delle aziende aderenti nei settori della ristorazione, dell’abbigliamento e accessori e del commercio non alimentare, indicano per settembre una flessione della spesa del 5,7% in provincia rispetto allo stesso mese del 2025. È il risultato peggiore fra le province lombarde. Nella lettura dell’Osservatorio, la domanda non è scomparsa: le famiglie pianificano di più, confrontano i prezzi e scelgono con attenzione dove e quando spendere. Per i negozi significa misurarsi con clienti più selettivi, mentre convenienza, assortimento e promozioni pesano sulle decisioni. Il calo sondriese è più che doppio rispetto a quello regionale e rende ancora più urgente la domanda che accompagna l’iniziativa: quale spazio resterà al commercio nelle strade della città? Un altro elemento arriva dal Registro delle imprese.

Nel terzo trimestre 2026, secondo l’analisi di Unioncamere Lombardia sui dati Movimprese appena resa nota, il bilancio provinciale complessivo registra 141 iscrizioni e 78 cessazioni, con un saldo positivo di 63 imprese. Ma nel commercio le 17 iscrizioni non bastano a compensare le 22 cessazioni. Le imprese attive del settore scendono dello 0,1%, a quota 2.164. Un andamento che distingue il comparto dal saldo generale e restituisce la fatica di mantenere aperte le attività. L’iniziativa di Anima parte dal presupposto che le attività di prossimità sono anche luoghi di incontro, competenze e relazioni, presenze che contribuiscono alla vita delle strade. Quando una serranda si abbassa definitivamente, la perdita riguarda anche il contesto che la circonda. Lo spegnimento delle vetrine oggi durerà sessanta minuti: il tentativo è evitare che diventi un buio totale con quello che questo comporta per una comunità e per una città che vuole diventare centro turistico del suo territorio.

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