Valtellina, vendemmia 2026 positiva: uve sane e rese in ripresa nonostante il caldo

La raccolta è iniziata con circa dieci giorni di anticipo, ma le piogge di agosto hanno favorito la maturazione dei vigneti. Il Consorzio dei vini guarda ora alle sfide del cambiamento climatico e punta su ricerca, innovazione e nuove tecnologie per proteggere i terrazzamenti.

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Sondrio

Uve sane, maturazioni equilibrate e quantità tornate soddisfacenti dopo alcune campagne difficili. È positivo il primo bilancio della vendemmia 2026 per le cantine valtellinesi, nonostante si arrivata al termine di una delle estati più calde degli ultimi anni. Per il Nebbiolo delle Alpi, il recupero delle rese rappresenta un elemento di tenuta produttiva. Un risultato che dà alle aziende una base più solida per programmare il lavoro in cantina e, soprattutto, per le prossime vendemmie. Sapendo che rimane aperta la sfida degli investimenti necessari ad affrontare un clima sempre più estremo. Con una stagione vegetativa segnata da temperature costantemente superiori alla media e di prolungata carenza di precipitazioni, il passaggio decisivo è arrivato ad agosto quando le piogge hanno consentito ai vigneti in sofferenza di riprendere la maturazione. «Il danno da siccità e alte temperature è rimasto limitato a pochi terrazzamenti, mentre sulla gran parte della produzione abbiamo avuto buone rese e maturazioni molto belle» racconta Marco Fay, produttore e vicepresidente del Consorzio di tutela dei vini di Valtellina. Il caldo ha influito anche sui tempi facendo anticipare la raccolta delle uve di circa dieci giorni. «Abbiamo iniziato nella terza decade di settembre e terminato a metà di ottobre» spiega Danilo Drocco, enologo della Cantina Nino Negri e vicepresidente del Consorzio.

Un andamento che conferma quanto il cambiamento climatico stia modificando tempi e condizioni della produzione anche sui versanti alpini. A misurare la trasformazione sono i dati agrometeorologici, come quelli presentati a ViVa 2026 da Gabriele Cola, professore dell’Università degli Studi di Milano. La temperatura media annua valtellinese è salita da circa 11,3 gradi nel trentennio 1961-1990 a 12,8 nel periodo 1991-2020. Le giornate con massime superiori a 32 gradi sono passate da circa cinque a quasi venti l’anno, con punte di 68 nel 2022 e 42 nel 2024. Le precipitazioni medie annue sono invece rimaste tra 900 e mille millimetri: un dato che, da solo, non descrive la disponibilità d’acqua nei momenti cruciali della stagione.

Anche l’indice di Winkler, che misura la disponibilità termica utile alla vite, è cresciuto da circa 1.450 a oltre 1.850 gradi giorno. Un cambiamento che incide sulle condizioni di maturazione delle uve. Finora, ricordano dal Consorzio, la maggiore disponibilità termica ha favorito la maturazione della Chiavennasca. Anche nel 2026 l’accumulo zuccherino si è mantenuto su valori equilibrati, senza eccessi di gradazione alcolica. La buona situazione sanitaria ha permesso di scegliere il momento della raccolta parcella per parcella. «Nelle prime masse emergono tannini maturi, profumi fruttati integri e una morbidezza coerente con l’annata calda - spiegano dal Consorzio -. L’acidità è più contenuta rispetto alle stagioni fresche, ma resta adeguata. Sono indicazioni preliminari: sarà l’affinamento a definire il profilo dei vini». A sostenere il risultato è anche la varietà dei terrazzamenti del versante retico.

Quote, esposizioni e suoli diversi compongono un mosaico che permette di distribuire le raccolte e bilanciare in cantina gli effetti della stagione. La stessa complessità impone però un lavoro capillare e rende centrale il tema dell’innovazione. Il Consorzio sta valutando con i produttori l’impiego di droni per la difesa fitosanitaria nelle aree meno accessibili. L’obiettivo è migliorare la tempestività degli interventi e la sicurezza degli operatori, sostenendo la gestione di una viticoltura impegnativa. «Il nostro compito, come Consorzio, è accompagnarle con ricerca e innovazione - sottolinea il presidente Mamete Prevostini riferendosi alle persone che lavorano sui terrazzamenti -. Perché la resilienza mostrata nel 2026 possa tradursi in continuità produttiva anche nelle prossime annate».

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