GGiovanni Falcone, nato il 18 maggio 1939 a Palermo, si laureò in giurisprudenza con 110 e lode nel 1961. Entrò in magistratura nel 1964 e nel 1965 lavorò alla Pretura di Lentini e poi dal 1966 al Tribunale di Trapani. Nel luglio 1978 si trasferì al Tribunale di Palermo. Nel 1979 conobbe la collega Francesca Morvillo, che sposò nel 1986.
Nel settembre 1979, su invito del collega Rocco Chinnici si trasferì all’Ufficio Istruzione penale, che con anche Borsellino divenne un esempio innovativo di organizzazione giudiziaria. Falcone rinviò a giudizio nel 1982, 120 imputati del processo Spatola e nel 1983, 22 imputati dell’inchiesta Mafara per traffico di droga. I due processi dimostrarono l’efficacia del metodo “Falcone”, che si basava anche sulle indagini bancarie e patrimoniali.
Il progetto del pool antimafia nacque dall’idea di Rocco Chinnici, ma poi fu sviluppato da Antonino Caponnetto (subentrato a Chinnici), che nel novembre 1983 costituì una squadra composta da quattro giudici istruttori con lo specifico compito di occuparsi di tutte le indagini di mafia. Una vera e propria svolta epocale delle indagini fu impressa con l’arresto di Tommaso Buscetta, che fu uno dei primi mafiosi collaboratori di giustizia. Per vendetta i Corleonesi, capeggiati da Salvatore Riina, gli fecero uccidere due figli, un fratello, un genero, un cognato e quattro nipoti. Falcone interrogò Buscetta riempendo circa quattrocento pagine di verbali scritte da lui a mano, nelle quali Buscetta rivelò per la prima volta la struttura di Cosa nostra (“famiglia”, “mandamento”, “commissione”), i nomi degli affiliati e circa trent’anni di delitti avvenuti nel palermitano. Però Buscetta si rifiutò di parlare dei legami politici di Cosa nostra.
Nell’agosto 1985, per motivi di sicurezza Falcone e Borsellino furono trasferiti con le famiglie nella foresteria del carcere dell’Asinara, dove poterono terminare la scrittura delle 8.000 pagine della richiesta di rinvio a giudizio per i 475 imputati di omicidi, estorsioni, traffico di droga. L’ordinanza-sentenza generò il primo maxiprocesso contro Cosa nostra.
Caponnetto lasciò l’incarico per raggiunti limiti di età e quale suo sostituto il 19 gennaio 1988 il CSM nominò, suscitando aspre polemiche, Antonino Meli al posto del più meritevole Falcone, che poi subì l’ulteriore amarezza di non essere nominato alla guida dell’Alto Commissariato per la lotta alla Mafia. Intanto Meli scioglieva il pool antimafia.
Il 21 giugno 1989 Falcone divenne obiettivo di un attentato presso la villa al mare, ma esso fallì perché i killer non riuscirono a far esplodere l’ordigno. Alcuni insinuarono che il borsone pieno di esplosivo ce l’avesse messo Falcone per attirare l’attenzione su di sé. Ma la Cassazione scrisse che “Giovanni Falcone fu sottoposto a un infame linciaggio”.
Nel febbraio 1991 Falcone accettò la proposta di Claudio Martelli, ministro della Giustizia, di dirigere la sezione Affari Penali del ministero, che gli costò violenti attacchi dai politici. Al Ministero Falcone favorì l’istituzione della Procura Nazionale Antimafia, ma il 24 febbraio 1992 il CSM a maggioranza preferì nominare P.N.A. il magistrato Agostino Cordova e non Falcone. Il ministro Martelli perciò rifiutò di dare il suo consenso. Il 23 maggio 1992 Falcone stava tornando in Sicilia da Roma. Sceso dall’aereo, si mise alla guida della Fiat Croma bianca con accanto la moglie Francesca Morvillo. Nelle altre due autovetture vi erano i componenti della scorta. Giunti allo svincolo di Capaci il mafioso Brusca azionò il telecomando che provocò l’esplosione di 300 kg. di tritolo sistemati in un cunicolo sotto l’autostrada. Furono uccisi Falcone e la moglie e gli agenti Montinaro, Schifani e Dicillo. Vi furono 23 feriti. Nella Chiesa di San Domenico di Palermo, dove si celebrarono i funerali delle vittime, Rosaria Costa, di anni 22, vedova dell’agente Schifani, piangendo si rivolse ai mafiosi dicendo: “Io vi perdono, però voi vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio”. Ricordiamo le parole di Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali che continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.
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