Editoriali / Valsassina
Venerdì 06 Novembre 2026
Giro a Bobbio Ma Lecco batta un colpo
Una delle più importanti regole non scritte dello sport è che, nelle gran parte dei casi, non si tratta mai solo di sport. Vale per rassegne iridate, i Giochi olimpici, la gran fiera del calcio o l’erba aristocratica di Wimbledon. E, ovviamente, vale anche per quella carovana popolare che è il Giro d’Italia. In tutto questo, il piano sportivo rappresenta solo la punta dell’iceberg. Gli interessi economici sono invece profondi, lo specchio sociale si fa denso di sfumature.
Ora, intendiamoci, che la corsa rosa torni a collocare la bandierina di un traguardo di tappa in provincia di Lecco è una gran bella notizia. Tutti abbiamo negli occhi i sorvoli di elicottero che Como si regala ogni volta che il Giro di Lombardia scavalla Brunate per gettarsi in picchiata verso il lago. Non è solo scenografia, è narrazione pura. Si crea una chimica insondabile agli occhi del pubblico e, di riflesso, dei tanti investitori che si adoperano a intercettarne le tendenze. Allo stesso modo, diciamolo con franchezza, ricordiamo tutti anche la sensazione agrodolce dei recenti passaggi ai cinquanta all’ora appena fuori le porte di Lecco. Trenta secondi di euforia, accompagnati poi dalla sensazione strisciante di essere provincia e periferia dell’impero.
Ammettiamolo, la sagoma di Rabottini che si fa largo nella nebbia, la dimensione eroica della salita ai Resinelli del 2012 sono tutt’altra cosa. Il 22 maggio prossimo Bobbio vivrà una giornata simile. E Barzio pure, se consideriamo che il 99% di chi arriverà al traguardo salirà dalla parte lecchese. Dove, peraltro, verranno allestite le sale stampa e tv e dove già c’è la caccia ai B&b.
Però, per amore di verità, bisogna anche essere realisti. La tappa lecchese (se così vogliamo definire il passaggio volante dal capoluogo, la toccata e fuga dal circondario e la conclusione a Bobbio) è di fatto un regalo bergamasco. Lecco, almeno sul piano istituzionale, ha meriti scarsi, se non assenti. Gran parte degli investimenti è sostenuto dal fronte orobico e l’arrivo ai Piani è regolato da purissime logiche di morfologia fisica delle valli.
A questo proposito, cascano a fagiolo le parole di Mauro Vegni, ex direttore eventi di Rcs Sport. L’uomo che, raccogliendo il testimone di Zomegnan, si è goduto dalla prima fila l’arrivo del 2012 ai Resinelli. A margine dell’intervista rilasciata al nostro quotidiano, Vegni si è permesso un banalissimo consiglio: ridiscutere il Lombardia con Como e Bergamo. Di fatto, lo stesso messaggio nella bottiglia consegnato da Carlo Spreafico, ex consigliere regionale e architetto del trittico lecchese di Giro e Lombardia tra 2011 e 2013. Perché non turnare in tre, dove invece si sta tornando in due? Perché non far rientrare Lecco e i suoi scenari nel gran bazar delle rotte ciclistiche internazionali?
Spreafico, però, ha anche aggiunto un particolare non trascurabile. Dov’è finito quel sistema Lecco capace di riunirsi a cena, una sera lontana dell’autunno 2008, e convincere Rcs Sport a puntare le proprie fiches su tre anni di arrivi lecchesi? Capace, anzi, di raggranellare i 300mila euro necessari a quell’accordo, garantendo efficienza logistica e “dividendi” di gloria per tutti?
Bella domanda. L’unica certezza è che, da allora, la caratura internazionale del territorio non ha avuto molte chance di esprimersi. Anche in questo caso, lo sport finisce per parlare ben oltre lo sport.
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