I CALCOLI sul midterm FATTI A SPESE DELL’UCRAINA

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Per Donald Trump sono di certo un po’ di più ma le sue ultime decisioni, dal punto di vista dell’Ucraina, ricordano certi tradimenti da trenta denari. Guardiamole in sequenza. Prima l’accordo con la Russia per una fornitura di gasolio. Poi l’attacco a Zelensky che, secondo Trump, «ha distrutto il suo Paese» e dovrebbe lasciare il posto ad altri. Quindi il semi-spegnimento di Star Shield, l’applicazione militare di Starlink, il sistema di connessione satellitare di Elon Musk che consente alle truppe ucraine non solo di comunicare ma anche di raccogliere informazioni e dirigere droni e missili sui bersagli. Zelensky ieri ha così accusato la dirigenza Usa: «L’Ucraina ha condotto test su velivoli equipaggiati con Starlink nell’Unione Europea per determinare se le restrizioni siano tecniche o intenzionali. I velivoli si sono mossi a una velocità superiore a 180 km/h e i sistemi Starlink hanno funzionato perfettamente. Le restrizioni sono in vigore in Ucraina, ma non si applicano all’Unione Europea. In altre parole, si tratta di un’operazione pianificata». Infine, Trump ha revocato parte delle sanzioni contro la Russia, in particolare quelle relative alla «flotta ombra» delle petroliere russe e ai porti che consentono loro di commercializzare il petrolio.
Trump non è mai stato sensibile alla causa ucraina (ed europea), semmai ha cercato di trasformarla in una fonte di reddito vendendo le armi all’Europa e provando a imporre accordi capestro sui minerali del fertile suolo ucraino.
Sa bene, però, che acquistare in tre mesi 1,8 milioni di tonnellate di gasolio da Mosca e dare il via libera alle sue petroliere vuol dire alimentare l’industria bellica russa. E che limitare la portata di Star Shield mentre i russi martellano le città di un’Ucraina che stenta a difendersi, visto che ha anche esaurito i missili Patriot, vuol dire più morti tra i civili e più difficoltà per i soldati. I trenta denari di Trump si chiamano prezzo dei carburanti. Con il voto di metà mandato alle porte (3 novembre), i sondaggi che condannano lui (solo il 36% di approvazione, secondo Fox News) e le sue manovre (il 55% pensa che l’inflazione sia fuori controllo), Trump cerca di recuperare, facendo intanto dimenticare di essere lui stesso causa del problema con l’assurda guerra contro l’Iran e il relativo blocco degli Stretti di Hormuz e Bab al Mandeb. Promettere cinquemila dollari per ogni voto non è bastato. Ecco allora gli annunci clamorosi sull’asse con Mosca, che non porteranno a un calo dei prezzi (gli Usa consumano 500 milioni di tonnellate di diesel al giorno; gli 1,8 milioni in arrivo dalla Russia bastano per 3-4 giorni) ma servono alla propaganda. E infatti, annunciando l’accordo, Trump ha parlato di «gasolio a buon prezzo per i nostri agricoltori e trasportatori», due categorie tipiche del suo elettorato.Trump ragiona così per esigenze immediate. Ma anche perché crede in un mondo in cui i grandi e forti si parlano, decidono e gli altri si adeguano. Come sta avvenendo in America Latina, dove la spinta americana insedia un governo «trumpiano» (quando va bene) dietro l’altro. In un mondo così concepito, Zelensky e la sua Ucraina sono un disturbo. Per parte sua Zelensky non rischia. È appoggiato dagli europei, gli ucraini lo considerano l’unico leader possibile in guerra, le forze armate e i servizi segreti lo sostengono. A rischiare è l’Ucraina intera, che fa sacrifici enormi per resistere al fronte ma è colpita con effetti devastanti nelle strutture produttive e sociali dai missili e dai droni russi. Tutti i responsabili ucraini avvertono che l’inverno sarà terribile. E bisognerà vedere come il Paese ne uscirà.

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