Il bilancio che divide nord e sud d’Europa

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Preoccupa molto che la Germania chieda al bilancio europeo per la competitività 400 miliardi in meno, dove oggi abbiamo bisogno di metterceli per essere competitivi con il resto del mondo. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini rilancia la posizione dell’Italia e di altri sedici Paesi dell’EU. Il bilancio europeo divide ancora una volta il Nord e il Sud Europa.

Il governo italiano non vuole che si taglino i fondi per l’agricoltura e la coesione e al tempo stesso non accetta il ridimensionamento delle risorse per la competitività. Berlino non riesce a far passare il taglio dei fondi per gli agricoltori e i territori in difficoltà socio-economiche e allora si butta sul ridimensionamento di un settore chiave per il rilancio dell’Europa. Se lo può permettere perché nel 2025 il Bundestag ha approvato un programma pluriannuale di sostegno all’economia di 500 miliardi. Senza contare il riarmo. Per solo quest’anno all’esercito tedesco, Bundeswehr, sono assegnati 109 miliardi di euro. Una politica che si riflette sull’economia in un processo che vede sostituire la vecchia tradizionale industria automobilistica con forti iniezioni di capitale volto alla produzione militare.

A Osnabrück, nel Nord della Germania, una struttura produttiva di Volkswagen ha trovato il suo riciclo nello sviluppo su scala industriale dei droni e dei sistemi missilistici. Millequattrocento posti di lavoro sono stati mantenuti. E questo spiega perché anche i socialdemocratici della Spd siano favorevoli alla politica di riarmo. Il governo di Giorgia Meloni si oppone ad una evidente sproporzione. Si pensi solo che il riarmo italiano impegna 40 miliardi. Tutto questo genera diseguaglianze e di fatto preconizza l’egemonia futura dello Stato piú ricco rispetto a chi ha meno risorse a disposizione. La domanda che si pongono nelle altre capitali europee è perché dei Paesi fondatori l’Italia sia l’unica a chiedere in modo costante nel tempo, a prescindere dal coloro politico dei governi in carica dilazioni, modifiche di normative già in atto e approvate a suo tempo anche dall’Italia. C’è sempre uno zero virgola che intralcia e induce a pensare che gli altri siano insensibili ai dolori della nazione italiana.

Eppure i tremila e più miliardi di debito non li ha creati l’Unione Europa. Giorgia Meloni sulla trattativa al vertice europeo sul decreto bollette si dice soddisfatta. Il governo registra la disponibilità del Consiglio Europeo a considerare l’attuale situazione di crisi energetica alla stregua dell’ emergenza Covid-19 nel 2020. Lo stesso vale per il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2. È un sistema che colpisce in Italia le emissioni di anidride carbonica in modo più pesante rispetto ai nostri partner in Europa. Il motivo è semplice il sistema produttivo italiano è in ritardo nell’evoluzione verso le energie alternative. In Italia abbiamo tanto sole ma Grecia, Portogallo, Spagna , Malta, Cipro hanno il costo dell’energia elettrica piú basso. Domanda che gira nei corridoi delle cancellerie europee:ma l’Italia ha fatto tutto il possibile per potenziare le rinnovabili? Poi guardiamo a quelle terre che godono dei fondi coesione. Le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2021-2027 assegna alla Regione Siciliana circa 6,8 miliardi di euro.

Poi si legge che il Ministero dei Trasporti ha intimato di ridurre a una corsia la circolazione di ben il 70% delle due autostrade siciliane con un limite massimo di 60Km/h.Infrastrutture fatiscenti, reti obsolete, dispersioni idriche in Sicilia colpiscono in una regione dove l’acqua è preziosa il 52,36 delle condotte . Ma il male è nazionale . Le opinioni pubbliche europee registrano queste informazioni e si convincono nel loro pregiudizio. Non vogliono buttare i denari dei contribuenti nell’inefficienza gestionale.

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