Il deficit
e i vincoli
la serietà necessaria

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Sembra un’inezia. Cosa è mai uno 0,1% di troppo nel deficit 2025? Secondo Salvini è roba da ragionieri ottusi e la cosa merita un’alzata di spalle e immediata promessa di nuove spese. Peccato che il totale faccia 3,1% e che a quella quota la procedura di infrazione alle regole Ue non possa essere chiusa come si sperava. Ci vorrà un altro anno e forse è pure un bene, perché le annate elettorali sono dinamite per i conti pubblici. Lo 0,1% è insomma politica pura, non cosa tecnica, quella è di competenza dell’Istat ed è giusto riconoscere all’Istituto, nominato dal Governo, correttezza e rigore: rispetto ad aprile è stato calcolato un Pil in aumento di circa 6 miliardi ma un deficit di +355 milioni. In soldoni, per uscire dall’infrazione sarebbero stati necessari 3,149 miliardi in più. Va detto comunque che la spesa rendicontata è quantomeno in conto capitale, cioè per investimenti. Le cattive notizie sono soprattutto sul fronte fiscale. Il risultato è mancato anche perché sono state contabilizzate 1,9 miliardi di entrate in più, non solo per efficienza ma per sussidi troppo a pioggia. E infatti la vera negatività della giornata è che nel 2025 abbiamo toccato una pressione fiscale del 42,9%. Per capirne l’entità basta dire che Giorgia Meloni in campagna elettorale aveva fatto una coraggiosa proposta: mettere in Costituzione la percentuale massima del 40%.

Da quello zero virgola irriso dal vicepresidente del Consiglio discende ora una serie di obblighi e di vincoli con ricadute elettorali. Primo tra questi dover garantire tagli di bilancio dello 0,5 del Pil, che per l’Italia sono 11,3 miliardi all’anno per sette anni. Ma non solo: anche un 1% del Pil (22,6 miliardi) quando il debito è sopra il 90% del prodotto. Quindi vuol dire che nel prossimo bilancio si parte - prima delle spese e delle tasse da modificare - dalla rinuncia ad un potenziale del valore di una robusta legge di bilancio sopra i 25 miliardi. Dunque, si vede bene quanto sia giustificato il «rammarico» per il verdetto Istat espresso dal ministro Giorgetti.

Ma torniamo alla politica. Non si può abbaiare alla luna per questi vincoli (e le sanzioni corrispondenti se le cifre non tornano) e contestare la regola europea, specie dopo erogazioni Pnrr che hanno superato i 200 miliardi. Un minimo di flessibilità, nonostante l’infrazione, ci verrà dall’utilizzo dei nuovi Fondi europei Safe (cioè sicurezza) che consentiranno di scalare la montagna più alta oggi presente nello scenario, quella dei costi per la difesa e per l’energia. Ma lì, paradossalmente, sia a destra che a sinistra ci sono i malmostosi che fanno a gara per non sembrare guerrafondai e noi abbiamo sdegnosamente rifiutato la metà del monte premi europeo. Il Patto di stabilità non è una cattiveria dei burocrati di Bruxelles, ma è la scelta politica dei 27, che già fanno tanta fatica a dare segni di vita nella geopolitica mondiale. Non è però che possiamo lamentare una interferenza indebita. Se la nostra casa brucia non è solo un problema nostro, ma di tutte le case vicine e certe crisi nazionali già hanno dimostrato in passato che mettono a repentaglio il bene comune. Grecia docet. Non sono buone notizie per nessuno. Per una maggioranza che medita nuove mosse elettorali a sorpresa ma anche per una opposizione che critica il Governo per questi risultati nonostante, dice Antonio Misiani, una politica economica di austerità. Ci sembra che qui l’austerità c’entri poco. Le regole di cui sopra non sono facili da rispettare per qualunque ministro dell’Economia e il Governo Meloni non è certo paragonabile per disinvoltura a quello di Giuseppe Conte. Vedremo un bel giorno il programma elettorale del centrosinistra intero.

Per ora quello bulgaro dei 5 Stelle sembra solo fatto per dar fastidio al Pd. Ma anche le proposte finora presentate da quest’ultimo non brillano per rispetto delle regole europee. Luciano Capone su «Il Foglio» ha recentemente messo insieme un costo di circa 50 miliardi di spesa senza un solo accenno serio alla copertura. Dunque, non tutto il male vien per nuocere. Se Istat avesse dato via libera ai festeggiamenti, non avremmo avuto il necessario incentivo alla serietà necessaria.

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