Editoriali / Sondrio e cintura
Lunedì 13 Luglio 2026
Il lupo e i turisti, gli antieroi sono tra noi
Il regno degli animali non è la mia tazza del tè. So di rischiare il linciaggio, ma non ho mai cercato né trovato feeling con cani e gatti, anche se rispetto loro e ammiro chi li rispetta. Potrei cavarmela con l’aristotelico “l’uomo è animale politico” e intrecciare certi lai vittimistici dei nostri leader con i ragli verso il cielo degli asini. Ma la premessa è pretestuosa perché in verità m’è bastato cogliere un paio di spunti curiosi fra le decine di notizie che le nostre testate sciorinano ogni giorno e renderne partecipe il lettore. Scartata la colonnina di mercurio e l’appello a bere anche se non hai sete, ecco la prima piccola perla: la denuncia dei produttori di Bitto e Storico Ribelle della Val Gerola. Il lupo è tornato a quelle latitudini e le razzie negli alpeggi con le capre vittime predestinate mettono a rischio la produzione di un formaggio che ha nella rigidità del suo disciplinare una ragion d’essere. La seconda primizia è la fama mondiale raggiunta dalla scelta di proibire ai turisti di passeggiare in costume a Varenna. Dal Guardian alla Cnn, tutti si sono meravigliati di tanta fermezza in un Paese dove i treni non arrivano mai in orario, i femminicidi non sono più tali e per certi esami specialistici urgenti finisci in fila come ai concerti di Ultimo.
Ma queste due storielle cos’hanno in comune? Che c’azzeccano i lupi che minacciano il formaggio, neanche fossero topi, con i turisti che girano a petto nudo, neanche fossero centurioni romani? Se trent’anni fa mi avessero detto che nei boschi della Val Gerola pascolavano i lupi e che negli stretti vicoli di Villa Monastero non se ne poteva più dei turisti, avrei senza dubbio chiamato l’ambulanza. Eppure la realtà non smette mai di sorprendere. Il futuro si disvela e si rivela giorno dopo giorno con traiettorie imprevedibili. Sognavamo una provincia moderna capace di coniugare l’industria col terziario avanzato e ci troviamo a difendere i pochi allevatori e agricoltori rimasti dal più atavico dei nemici. Pensavamo di dominare la globalizzazione e ci ritroviamo a rincorrere sui ciottoli i maleducati del North Carolina in costume e ciabatte. Due immagini agli antipodi che fotografano una provincia smarrita, sospesa fra un passato che torna a bussare e un futuro ancora senza volto.
Ma non è solo il sorprendente risvolto che ha preso vita in quest’angolo di mondo nel 2026 a mettere insieme i lupi con gli scostumati. Entrambi sono simboli del pericolo e della paura che incombe sul nostro destino: l’antieroe delle favole ancora fra di noi e una nuova minaccia alle nostre tradizioni e alle nostre abitudini. Perché il vero pericolo dei turisti senza controllo non è quello di imbattersi in qualche pancia rubiconda e unta di crema solare nella nostra passeggiata quotidiana. No, il punto è quello già denunciato più volte dal sindaco di Varenna Mauro Manzoni: fra calo demografico, invecchiamento della popolazione e affitti vacanzieri senza controllo, i nostri borghi – un tempo luoghi di comunità e relazioni, fossero anche fra locali e forestieri in vacanza – sono destinati a diventare stazioni da cartolina dove si viene, si fotografa e si va. Certo, si consuma anche, ci mancherebbe: l’economia del territorio vive anche di questo. Ma cosa resta quando l’ultima auto con targa straniera è ripartita e le luci dei ristoranti si spengono? Quale futuro lasciamo ai nostri giovani, che vedono le case dei nonni trasformarsi in b&b e i vecchi negozi di paese chiudere uno dopo l’altro? Quale speranza diamo a chi, fra mille fatiche, tiene in piedi botteghe e vecchi mestieri per tramandare i sapori della nostra tradizione, magari proprio quel Bitto che oggi il lupo mette a rischio di estinzione? So bene che ogni tre per due spuntano questioni legate al mondo delle bestie. Gli orsi che fanno scorpacciate di asini, e dico degli asini a quattro zampe; i pavoni che imperversano sull’Adriatico; i cinghiali che a Roma banchettano in centro e si atteggiano a cacicchi e le nutrie che hanno preso in ostaggio le sponde dei nostri fiumi; i piccioni a Venezia, tanto da farmi invocare l’Arca di Noé, ma al contrario.
Fossi il Generale, che tanto sta guadagnando consenso fra gli elettori disorientati, avrei pronta la soluzione: spariamo ai lupi e ai turisti, visto che i proiettili ora non mancano. Soluzione semplice, immediata, buona per un titolo o per un comizio. Ma io il Generale non sono, e non ho nemmeno una soluzione pronta all’uso per questi dilemmi. A noi cresciuti in un mondo dove volti e voci si intrecciano con storie, amicizie e famiglie e dove anche ai nemici si offre una sedia e un piatto, nel tentativo di apparecchiare una soluzione condivisa, sembrano queste bagatelle che allontano pensieri e azioni dal cuore dei problemi. Di questo sono certo: se c’è una risposta alle mie tribolazioni estive, ai turisti che spopolano nei borghi e ai lupi che minacciano gli alpeggi, di sicuro non è quella del prode (a parole) Vannacci. Per evitare di essere equivocato dagli animalisti più intransigenti, ricordo che non ho mai assistito a uno spettacolo circense perché detesto gli uomini che imitano gli animali (ma questa è una loro scelta) e gli animali che copiano gli uomini dopo tormentati esercizi e allenamenti che non sopporterebbe il più asino della classe alle prese con le tabelline.
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