La promessa di trump già sentita anche qui

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Cinquemila dollari a ogni cittadino statiunitense in caso di vittoria dei Repubblicani al Midterm di novembre. Donald Trump dà in pasto alla piccionaia mediatica, d’ogni tipo e d’ogni risma, un piatto succulento che infatti straripa sui paginoni, sugli schermi e sui siti. Prima di provare a dire la nostra, forse è il caso di spiegare che le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti non sono un sondaggio alla Piepoli, Ghisleri, Mannheimer e compagnia cantante. Là si decide la sorte dei due anni restanti di Governo nei quali il mancato premio Nobel per la Pace potrebbe dover fare i conti con un parlamento ostile. Quindi, almeno la posta è alta anche se non giustifica la promessa tragicomica del biondo.

Ne ho lette di analisi, riflessioni e ricostruzioni, vedendo prevalere il moralismo rispetto a una valutazione politica ed etica di una sparata destinata a vincere la bambolina alle giostre. Pesco più volentieri nell’aneddotica della mia esperienza e provo a sorridere con voi ricordando l’ambulante Mirando Peduzzi, candidato al consiglio comunale di Lecco nelle fila della Dc che chiese a me, allora segretario del partito, di poter distribuire il suo santino al mercato dove aveva una frequentata bancarella di biancheria intima. Celiando, gli raccomandai di non allegarlo a un capo e lui, probo fino al midollo, si stupì e mi tacitò: “So bene che se regali un oggetto in cambio di un voto, non commetti un peccato ma un reato. Che siano mutande, scarpe o lingotti”. A onor di cronaca, Mirando si fece onore ottenendo il triplo delle preferenze dell’ex sindaco di Lomagna Ezio Citterio, che arrivò quarantesimo su quaranta e l’anno dopo fu premiato con un seggio in parlamento, complice l’onorevole Vittorio Calvetti.

Ma stiamo scherzando? La via del consenso è lastricata di trucchi, inganni e soprattutto promesse. Sfogliando l’album dei ricordi, come definire il metodo Achille Lauro che regalava una scarpa prima del voto e l’altra una volta seduto sulla poltrona di sindaco di Napoli? Basta schiacciare un clic e di episodi più o meno coloriti ne escono a bizzeffe. C’è chi in questi giorni ha pescato anche la figura del ricchissimo Cassio che finanziò l’intera carriera di Cesare. E Franco Evangelisti, braccio destro di Andreotti, che raccoglieva fondi per la corrente del divo Giulio presentandosi con quel naso da pugile che metteva soggezione. La facoltosa imprenditoria romana, ramo edilizio, lo precedeva con l’ormai celeberrima frase: “A Frà, che te serve?”. Era arduo non accontentare il leader e il suo scudiero che, guarda caso, divenne poi presidente della federazione nazionale della Boxe. Ma per capire meglio il concetto e la sostanza del voto di scambio, sappiamo tutti che basterebbe frequentare il Sud del Paese e, in particolare, la Sicilia che, per quel baratto politico-economico, non ha certo bisogno dello Stretto e tanto meno di maestri.

L’elenco mi obbligherebbe a chiedere al direttore spazio infinito e allora viro su quel subdolo magheggio che si chiama legge elettorale. In Francia il sistema di voto affonda le radici nella Terza Repubblica (1875) e trova la sua forma attuale nella Costituzione della Quinta Repubblica del 1958; in Inghilterra si risale al 1832. Da noi il modello è cambiato nove volte e tra Mattarellum, Rosatellum, Italicum merita di essere ricordato il Porcellum, come lo definì la sua levatrice Roberto Calderoli. E siccome del maiale non si butta via niente, fu utilizzato per tre elezioni. Volete credere che dietro i pensieri alti non ci sia un gioco di gherminelle e favoritismi che se non sono un voto di scambio in senso stretto, sono certo le premesse di mance smaccate e benefit più o meno larvati, elargiti durante la legislatura e spesso snobbati dall’alterigia e dall’arroganza della politica come dimostra il fatto che, dal Dopoguerra a oggi, si sono contati oltre sessanta Governi.

Mi stavo chiedendo: e se la vincitrice del Superenalotto di oltre 200 milioni di euro venduto a Oggiono fosse il sindaco Chiara Narciso non è che le verrebbe la tentazione di distribuire la somma di mamma Fortuna ai suoi concittadini? L’operazione Trump costerebbe mille e duecento miliardi di dollari, non pagati come Lauro di tasca propria, ma dagli stessi destinatari. In fondo, l’ideologia è quella del gioco delle tre carte.

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