La rotta di papa leone non cambia

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La voce è la stessa, il sorriso e i gesti anche. Una settimana di ricovero, un intervento di tre ore, un tumore non sono uno scherzo. Eppure non siamo al punto di svolta del Pontificato. «Cancro» è una parola che fa paura, diagnosi che sconvolge bruscamente progetti personali e rapporti sociali. L’esperienza di ogni paziente racconta di incertezza, limitazioni, speranze alternate. Le avrà provate anche Robert Francis Prevost, l’uomo e il Papa. Ma poi, già domenica scorsa, ha dettato la prima lezione: naturale fiducia in Dio, secondo la lezione di Sant’Agostino, magnificamente ricordata nei messaggi del Presidente Mattarella e della Conferenza Episcopale Italiana. E poi nella scienza e negli uomini che la presidiano. Ma ora la domanda è un’altra. Il tumore cambierà il ritmo del Pontificato? Alcuni ci sperano, altri auspicano addirittura un cambio di rotta: «Quel Prevost - dicono - è troppo simile a Francesco, anzi a volte lo sorpassa persino».

Ma non sarà così. Nella concitazione del momento, interpretando le parole del Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, è sfuggito a tutti l’oggetto della possibile rimodulazione dell’attività del Papa, che erano i viaggi (in particolare quello in Perù) e non un cambio di passo del Pontificato. La fretta non fa bene a nessuno e se qualcosa può modificarsi in alcune occasioni sarà - forse - il ritmo, non la rotta. Anche perché, come fa notare José Manuel Vidal, direttore di «Religion Digital», il più autorevole sito di informazione cattolica di lingua spagnola, il vigore di un Pontificato «non si misura in chilometri». Per ora i fatti sono che al Papa è stato scoperto un tumore, che gli è stato asportato: ora si vedranno le cure, come accade a tutti in questa situazione. Prevost non ha nascosto la malattia per proteggere la dignità del ruolo, come in un passato già archiviato da Giovanni Paolo II, quando un Papa stava bene finché non era morto. Tuttavia il rischio, da oggi, di misurare ogni starnuto, colpo di tosse, assenza, cambio di programma, e di interpretarlo sulla base di quel nodulo, indubbiamente c’è. Come le cospirazioni che sono sempre dietro l’angolo. Nei giorni scorsi si è addirittura parlato di dimissioni di Prevost finalmente consapevole, come Ratzinger, degli impedimenti, al netto della «ingravescente aetate» di Benedetto XVI. La salute dei Papi è stata sempre una questione delicata e oggi nella diagnosi contano anche le valutazioni geopolitiche. Leone - con quei due aggettivi della pace «disarmata e disarmante», con le ripetute denunce, l’ultima sul pane come arma, e con quella telefonata a Putin in un momento di grandissima fragilità umana - ha un ruolo decisivo negli equilibri di potere mondiali.

Nel conflitto ucraino la diplomazia umanitaria della Santa Sede segna qualche punto a differenza di ogni altro volonteroso globale. E il Papa ne fa parte. Sbaglia chi crede che un Pontefice sia il comandante in capo della Chiesa cattolica o il suo proprietario. Ridurre tutto alla personalizzazione del ruolo è un errore politico, oltre che uno strafalcione ecclesiastico. Al Papa è stato diagnosticato un tumore e questa settimana e nei giorni a venire è stato e sarà curato, senza drammi, come lui stesso ha dimostrato. Il suo ruolo non lo esenta dalla condizione umana, anche di paziente. Anzi ne aumenterà l’empatia tra la gente, e non solo tra i fedeli. In questi giorni Leone ha dimostrato di saper lottare e di non aver alcun timore di quanto può riservargli il futuro. Non ha atteso, incerto sul da farsi, di conoscere i risultati istologici di quel nodulo. I medici hanno sottolineato che ha preso la via di una convalescenza operosa, forse anche troppo, e senza indugi ha telefonato al Cremlino. I tempi in cui ogni sofferenza veniva attribuita superficialmente alla volontà di Dio e a piani misteriosi sono passati. Dio non desidera la sofferenza, né impone l’ottimismo a chi soffre. Dio conforta e chiede di organizzare le competenze, come ha fatto il samaritano del Vangelo, permettendo a quell’uomo di riprendere la strada, permettendo adesso ad un Papa di proseguire.

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