Finalmente qualcuno, non so proprio se gente che può contare molto, oppure persone che giustamente sono solo arrabbiate (e questo già è molto importante), ha posto in evidenza il male che mortifica i boschi delle nostre montagna. Foreste che non sono più curate, dovunque cosparse di alberi caduti, di frasche abbandonate e quindi sono diventate molto pericolose.
Quello che è accaduto nei giorni scorsi nel cuore delle nostre province lariane, sul Monte Goj, sul Moregallo, in Valtellina, è la dimostrazione di quanto sia pericoloso. È andato in fumo il patrimonio arboreo, sono state minacciate da vicino le popolazioni, oltre a regalarci (si fa per dire) spettacoli impressionati che hanno riempito teleschermi, social e le pagine dei giornali.
Ha molta ragione dunque chi ha tirato in ballo la drammatica condizione dei boschi, da decenni e decenni, abbandonati a se stessi, come una delle cause principali che hanno portato gli alberi, il sottobosco ad andare in fiamme. Secondo me questa dichiarazione più che giusta doveva essre lanciata già da tempo. Comunque è importante che sia stata fatta. E’ pur vero che questi incendi, gira e rigira, hanno sempre origine dolosa, però basta proprio poco a questi maledetti piromani per estendere le fiamme in aree molto vaste in un battibaleno.
Fino a pochi anni fa sono stato appassionato frequentatore delle nostre montagne lariane e tante volte ho abbandonato i sentieri facili per avventurarmi nel fitto delle foreste. Ogni volta l’impresa era sempre più difficile, complicata, pericolosa: frasche abbandonate da tutte le parti, anche nell’alveo dei torrentelli, infinità di alberi, in particolare abeti caduti e abbandonati.
Quindi non ci sono solo il Monte Goj, che per altro sarebbe pure forse facile da pulire, e il Moregallo (invece difficilissimo perché assai impervio), ma tutte le montagne lariane sarebbero da prendere seriamente in cura, ripulite, disciplinate orograficamente come avveniva un tempo quando c’erano i contadini di montagna. Un amico, grande appassionato “scarpinatore” ed esperto di economia montana, mi racconta che, per esempio, nella Valle Bova sopra a Erba (che mi pare sia pure riserva), la situazion è drammatica, non tanto nel frequentato e spettacolare fondovalle pieno di stupende falesie. Ma in alto, sul fronte occidentale, sopra il Buco del Piombo: una zona scarsamente frequentata, senza mete precise, un tempo però regno dei “fungiatt” che qui scovavano nel verde i ”cocch”, ovvero l’amanita casearia, ambitissima..
Adesso anche questi poveri cercatori di funghi hanno vita dura, problemi seri infilandosi nel fitto degli alberi dove il sottobosco è tutto un disastro di arbusti, rovi, frasche che nascondono buche e avvallamenti con il rischio che il piede ci finisca dentro. Alcuni sono morti così.
Che fare? Soprattutto bisognerebbe dimenticarsi un po’ che la montagna non è solo il luogo da sfruttare per creare turismo, come purtroppo sta avvenendo senza pensare alla cura. Che si creino pure alcune strutture turistiche, ma nel contempo si operi, in concomitanza, con la pulizia dei boschi. Oltre al pericolo degli incendi, come emerge ogni tanto, vi è anche quello di smottamenti e alluvioni.
Certo i territori sono vastissimi e tutti compromessi quindi l’impegno finanziario sarebbe altissimo. Le comunità da sole certo non ce la fanno. Ma che almeno ci pensino e si chieda alla Regione, al Governo iniziative serie, leggi, regolamenti e soprattutto i “danée” per il ripristino del sottobosco di tutti i monti. Mi pare che tutto ciò sia più che logico e mi meraviglio che personaggi politici di spicco e sempre in evidenza sui social e suoi giornali non pensino anche a questa sacrosanta crociata a favore del bosco.
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