Proviamo a restituire lo scettro al principe

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Nel panorama politico italiano la forma-partito dominante si può ricondurre a due diverse tipologie: una a struttura oligarchica e l’altra a struttura carismatica. Storicamente la sinistra ha sempre teorizzato il ruolo-guida del partito come avanguardia del proletariato in cammino. In realtà, dietro la mistica del partito si occultava il potere di una burocrazia centralizzata ed onnipotente composta da professionisti della politica impegnati a presidiare ogni spazio della vita associata. Questa forma-partito fu inaugurata alla fine dell’Ottocento dal movimento operaio che diede origine al Partito Socialista, prototipo dei moderni partiti. Con il leninismo, il modello raggiunse il suo apogeo: il partito assunse l’efficienza organizzativa di una macchina perfetta che aveva la precipua funzione di identificarsi con lo Stato. Il partito-Stato diventa così la rappresentazione finale, compiuta ed insuperabile, di un modello organizzativo che aveva ormai rovesciato i rapporti tra le due entità: non era più lo Stato a legittimare il partito ma era quest’ultimo a legittimare lo Stato attraverso una inedita e solida architettura ideologica.

Occorre ammettere che, come in altri paesi, anche in Italia il marxismo ha permeato in modo significativo la nostra cultura politica. La sua capacità seduttiva, in termini di organizzazione e mobilitazione delle masse, non risparmiò nessuno. La stessa Democrazia Cristiana finì per mutuarne le forme organizzative surrogando la componente ideologica con una chiara ed aperta ispirazione confessionale che si fondava sulla necessità di contrapporre l’unità dei cattolici all’unità del proletariato. Bisogna ammettere che, malgrado le incontestabili evoluzioni culturali, la sinistra, di fatto, non ha mai abbandonato del tutto il modello originario. Al di là delle buone intenzioni, lo stesso Partito Democratico di Elly Schlein resta un partito a forte connotazione oligarchica: il confronto viene contenuto nell’angusto perimetro del gruppo dirigente davanti al quale, come tradizione vuole, la periferia suole assistere ossequiosa e silente.

Sul versante opposto l’avvento di Berlusconi è servito a perpetuare la tipologia weberiana del partito carismatico. Questo modello organizzativo si fonda su una forte leadership individuale. Nel partito carismatico il leader comunica con il proprio elettorato in modo diretto, senza alcuna mediazione. La televisione e i social hanno contribuito a realizzare una versione inedita di partito carismatico consentendo la trasformazione del paese in una immensa agorà in cui all’ideologia si è sostituito il culto della personalità. Il capo carismatico non si accontenta del semplice consenso. Nei generosi bagni di folla si celebra la sua glorificazione, un’apoteosi che si sostanzia in una vera “corrispondenza di amorosi sensi” tra leader ed elettori, divenuti tifosi, sostenitori fedeli e devoti.

Il partito carismatico crede più al suo leader che alle istituzioni. Umberto Eco ebbe a definirlo “populismo mediatico” ma la definizione appare riduttiva perché essa è in grado di rappresentare plasticamente il “fenomeno” ma non il “noumeno”, cioè il nucleo essenziale del partito carismatico che si fonda su una forma di idolatria che sfocia nel feticismo. In questo senso, Giorgia Meloni resta pienamente nel solco del berlusconismo. Se nel modello della sinistra il dissenso esiste solo all’interno dell’oligarchia, in quello della destra il dissenso semplicemente non esiste. Le due tipologie organizzative risultano, in tal modo, accomunate da un grave deficit di democrazia interna. La politica italiana deve, pertanto, sperimentare necessariamente nuove forme di organizzazione dell’attività politica al fine di riaccreditare la centralità dei partiti politici senza i quali non può esistere una vera democrazia.

Nella loro attuale struttura oligarchica o carismatica, bisogna ammettere che, oggi, questi partiti sono inutili anticaglie. Da qui bisogna ripartire, al più presto, se vogliamo davvero salvare la democrazia rappresentativa che, in quest’ottica, ha vitale bisogno di reintrodurre le preferenze per “restituire lo scettro al principe”, cioè, al popolo.

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