Oculistica, lunghe liste d’attesa. Anticipata la prima valutazione

L’obiettivo della sperimentazione regionale è velocizzare l’iter L’ortottista, per i casi non urgenti, effettuerà uno screening iniziale

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Lecco

È uno dei nodi più intricati del Servizio sanitario regionale: le agende delle prime visite oculistiche sono intasate da richieste che, alla fin fine, non richiederebbero necessariamente uno specialista. La Regione Lombardia ha messo nel mirino il problema e, lo scorso 3 agosto, ha dato il via libera a un progetto pilota contenuto nei nuovi indirizzi di programmazione del SSR per il 2026. E anche l’Ospedale Manzoni di Lecco potrebbe essere parte di questa sperimentazione, anche se in questa fase non è stato chiarito se coinvolgerà tutti gli ospedali lombardi o solo dei centri specifici. Fatto sta che dovrebbe essere introdotto anche da noi l’ortottista come primo anello della catena assistenziale per chi ha bisogno di controllare la vista.

L’idea è semplice e, nelle intenzioni degli assessori, rivoluzionaria: togliere pressione agli ambulatori di oculistica affidando alla figura dell’ortottista la valutazione di primo livello. Nella maggior parte dei casi, infatti, chi si rivolge all’oculista lo fa per esigenze di routine – un calo della vista lieve, il controllo della refrazione, la richiesta di nuove lenti correttive o l’aggiornamento di quelle che già si portano.

Operazioni che non sono di per sé complesse, ma che finora hanno ingolfato gli specialisti, allungando i tempi d’attesa per chi ha invece bisogno di un vero approfondimento clinico. Il percorso si snoda su due binari paralleli, a seconda dell’età del paziente.

Per i più piccoli, in età prescolare, si attiverà uno screening ortottico ambulatoriale su richiesta del Pediatra di Libera Scelta. L’obiettivo è intercettare per tempo strabismi, ambliopie e altri disturbi della visione binoculare, senza dover ricorrere in via predefinita alla visita oculistica. Se l’ortottista non rileva anomalie, il percorso si chiude lì; diversamente, il bambino viene inviato allo specialista per i controlli del caso o inserito in programmi di follow-up mirati.

Per gli adulti il discorso è analogo. L’ambulatorio ortottico si rivolgerà in particolare a chi lamenta un calo visivo in assenza di sintomi d’allarme, a chi deve verificare la refrazione o aggiornare la prescrizione delle lenti. Se il quadro si rivela riconducibile esclusivamente a un difetto refrattivo, è l’ortottista stesso a prescrivere le indicazioni necessarie e a fissare i controlli successivi. Si evita così l’accesso diretto – e spesso inutile – allo specialista, con un risparmio di tempo per il paziente e una grossa boccata d’ossigeno per le agende degli oculisti.

Naturalmente, non si tratta di una porta a senso unico che chiude l’accesso agli specialisti. Al contrario: il progetto prevede un collegamento diretto e immediato con la diagnostica oculistica avanzata. Se, sia nel bambino sia nell’adulto, dovessero emergere elementi clinici sospetti o quadri che non si possono spiegare con un mero difetto refrattivo, l’ortottista ha il compito di attivare subito il percorso di approfondimento. Nei casi in cui i due ambulatori (ortottica e oculistica) siano operativi contemporaneamente, il passaggio può avvenire in tempo reale, con l’invio diretto del paziente allo specialista. In alternativa, si ricorrerà a specifici ambulatori dedicati, organizzati a cadenza periodica, per tutti i soggetti che necessitano di una valutazione più approfondita.

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