Processo Bitto, la parola al giudice: cinque chiedono la messa alla prova

Il gup valuterà se accogliere le istanze con una ordinanza. Udienza fissata al 10 novembre per definire le altre due posizioni ordinarie

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Sondrio

Un’altra udienza, la terza, di quelle preliminari relative all’inchiesta sul presunto caso del Bitto “tarocco”, che ha coinvolto pochi produttori di Valtellina e Valchiavenna, accusati di contraffazione di prodotti Dop e Igp in concorso, mentre un imprenditore agricolo di indebita percezione di erogazioni pubbliche. In sette sono a giudizio.

L’eccezione presentata

Davanti al gup del Tribunale, Fabio Giorgi, il sostituto procuratore Stefano Latorre, che ha coordinato le indagini a suo tempo condotte dalla guardia di finanza del Comando provinciale e dagli ispettori ministeriali, ha innanzitutto risposto a un’eccezione che era stata sollevata in una precedente udienza dall’avvocato Enrico Muffatti di Sondrio, il quale aveva chiesto di verificare, attraverso apposite analisi, le esatte quantità di mangime risultanti nelle forme di formaggio che vennero sequestrate perché ritenute prodotte in modo non conforme dagli allevatori poi finiti nei guai.

La Procura non ha effettuato gli accertamenti - ha spiegato il magistrato - in quanto non erano necessari perché non c’era stato alcun pericolo per la salute dei consumatori. Si trattava, pertanto, di un accertamento che poteva ritenersi del tutto superfluo.

Nell’udienza di ieri sono state cristallizzate tutte le scelte dei riti avanzati dagli avvocati Muffatti (che assiste un allevatore di Prata Camportaccio), Alberto Zecca (che difende un imputato residente a Forcola) con i colleghi Giulio Speziale, Silvia Cappelli, Daniela Martinoli, Paolo Pedroncelli in sostituzione anche della collega Danisa Mazzoni impossibilitata ieri a intervenire. La maggior parte dei legali ha nel frattempo raggiunto un accordo extragiudiziale di risarcimento con il collega Eros Cornaggia che rappresenta, come parte lesa, il Consorzio dei formaggi Bitto e Casera, in modo tale che la posizione dei propri assistiti possa essere alleggerita.

Nell’udienza che si è celebrata ieri l’avvocato Muffatti ha ribadito l’intenzione di discutere le accuse formulate al proprio cliente nell’ambito dell’udienza preliminare (quindi la scelta è del rito ordinario, ritenendosi assolutamente estraneo a profili di responsabilità), mentre Zecca ha optato per il proprio patrocinato il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena.

Un’apposita ordinanza

Tutti gli altri avvocati, invece, hanno presentato al giudice Giorgi la richiesta di Map (Messa alla prova) e il gup si è riservato se accogliere le istanze con un’apposita ordinanza al di fuori dell’udienza di ieri. La prossima udienza è fissata al 10 novembre per definire le due posizioni ordinarie, mentre in un momento differente sarà sciolta la riserva sulle richieste di Map. Se sarà effettivamente così il giudice indicherà un calendario delle ore socialmente utili che gli imputati dovranno dedicare alla comunità.

Poi, in un momento successivo allo svolgimento delle ore svolte, lo stesso giudice fisserà un’altra udienza nella quale verificherà la reale attuazione delle ore svolte a beneficio della collettività: in caso positivo, indicherà un’ultima riunione nella quale proclamerà il proscioglimento degli imputati ammessi alla Messa alla prova e il caso sarà chiuso.

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