Calolziocorte, professoressa e imprenditrice: condannata dalla Corte dei Conti a restituire 270mila euro

Per otto anni avrebbe gestito un agriturismo in Sicilia mentre insegnava nell’istituto omnicomprensivo lecchese: per i giudici l’attività era incompatibile con il ruolo di docente.

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Calolziocorte

Insegnante all’istituto omnicomprensivo di Calolziocorte per quasi otto anni, ma con il cuore, e soprattutto, un secondo lavoro al mare di Sicilia. L’ex docente in servizio nel lecchese infatti, era anche titolare d’impresa, relativa alla conduzione di un agriturismo a Realmonte, un borgo affacciato sulla Scalata dei Turchi, uno dei siti marittimi più suggestivi della Sicilia, per la sua spettacolare falesia di pietra bianca a picco sull’acqua cristallina (magistralmente descritta da Andrea Camilleri ne «La prima indagine di Montalbano») e a brevissima strada anche dalla Valle dei Templi di Agrigento, parco archeologico patrimonio dell’Unesco dal 97, grandiosa eredità della Magna Grecia. Attività redditizia, visto il pregio dei luoghi in cui è inserita, ma a carico della professoressa 54enne, è arrivata la decisione della Corte dei Conti della Lombardia, che ha l’ha condannata a versare al ministero dell’Istruzione quanto guadagnato, senza autorizzazione, da questa attività di impresa. Una cifra pari a poco più di 270mila euro (la procura presso la magistratura contabile ne chiedeva 544mila, partendo dal 2016 fino al anno 2024).

La vicenda parte con atto di citazione depositato a dicembre 2025 dopo la segnalazione di un avvocato siciliano alla dirigente dell’istituto comprensivo di Calolziocorte, che ha fatto partire la denuncia di incompatibilità della professoressa, a causa della sua contemporanea occupazione imprenditoriale turistica nel settore delle attività di «alloggio connesse alle attività agricole». In termini meno burocratici: un agriturismo con ristorazione e affittacamere. Le conseguenze sul piano del lavoro scolastico sono state limitate a una sospensione di 15 giorni. Per quanto riguarda le indagini, però, i finanzieri hanno scoperto che la ditta individuale riferibile alla professoressa era cessata poco dopo la segnalazione. Ma ne era stata aperta un’altra, a cui era stato ceduto un ramo d’azienda che di fatto proseguiva la conduzione del resort, descritto come un luogo incantato nelle recensioni dei clienti (una decina di camere e piscina panoramica in un’area di 13 ettari). Un gioiello, per il paesaggio e la qualità offerta. La prof ha sostenuto di aver segnalato l’esistenza dell’impresa nel 2017 alla direzione scolastica, senza aver rcevuto alcuna diffida a continuare, contestando anche l’incompatibilità, e il danno arrecato alle casse pubbliche.

La 54enne, nel 2016, anno dell’assunzione a scuola, aveva conferito una procura generale per l’esercizio dell’impresa, delegando quindi un rappresentante a compiere gli atti relativi alla gestione. Un atto che, secondo i giudici, non ha regolarizzato la condotta, ma può aver indotto la donna «a sottoscrivere in buona fede la dichiarazione di assenza di cause di incompatibilità». Alla donna viene riconosciuta una condotta colposa, ma «se errore vi è stato, lo è stato per grave, colpevole e inescusabile ignoranza sui suoi doveri primari che si è protratta per ben otto anni».

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