Lario: «Emergenza scongiurata»

Mauri (Consorzio dell’Adda): «Le piogge hanno riportato la situazione alla normalità dopo settimane difficili. La differenza la faranno le nevicate quest’inverno»

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Lecco

Il lago di Como, il Lario, con le piogge tra lunedì e martedì ha riguadagnato terreno, anzi acqua ed è passato dall’aver sfiorato il minimo storico di meno 33 (il 30 luglio il lago era a 29.9 sotto lo zero idrometrico posto a Malgrate), ad aver superato, ieri, seppur di 2 centimetri, la media del periodo con 42 centimetri sopra lo zero. Emanuele Mauri, presidente del Consorzio dell’Adda, ente regolatore della Diga di Olginate, commenta così il bilancio idrico della nostra maggior risorsa d’acqua:

«l lago è in risalita e la situazione adesso è sotto controllo, anche perché abbiamo governato una stagione poco felice in maniera attenta e questo ha funzionato. Siamo riusciti a terminare la stagione irrigua e ad arrivare a questo momento di piogge piuttosto intense che stanno riportando il lago a un livello che si trova intorno al 50% circa di riempimento». Mauri ripercorre mesi di gestione oculata, in cui il livello del bacino ha sfiorato la soglia critica concordata: «Abbiamo sfiorato il minimo storico, ma l’abbiamo volutamente evitato: il meno 30 ce lo siamo posti come limite da non superare e abbiamo lavorato con i deflussi per non superarlo. Ma se avessimo regolato diversamente avremmo tranquillamente raggiunto il limite minimo di concessione, che è meno 40»

Da quel punto critico in poi, la risalita è stata costante, fino al pareggio con la media stagionale: «Diciamo che siamo nella media del periodo in questo momento», precisa Mauri sottolineando come la gestione dei prossimi anni dovrà fare i conti con un clima sempre più imprevedibile, fatto di siccità prolungate seguite da piogge improvvise e violente.

«Bisognerà interpretare la regolazione seguendo le logiche climatiche: l’abbiamo già fatto quest’anno, cercando di mantenere un deflusso moderato. Questo consente di garantire un’irrigazione quanto meno sufficiente, per cui anche a valle ci si è accontentati».

Anche il comparto idroelettrico ha dovuto adattarsi a una stagione avara: le centrali turbinano ancora sotto la portata ottimale, intorno al 65% delle competenze in termini di deflusso, erogando circa 130 metri cubi al secondo. «L’obiettivo è conservare la risorsa idrica: servirà per il futuro», spiega Mauri, ricordando come la strategia adottata ricalchi quella già seguita dalla Regione nelle stagioni precedenti. La vera chiave della tenuta del sistema arriva però da fuori bacino: la collaborazione con i serbatoi alpini. «Senza i bacini alpini, che hanno erogato circa 6 milioni di metri cubi al giorno per un certo periodo, non saremmo mai riusciti a superare la stagione in questo modo, arrivando fino al termine di agosto», sottolinea Mauri. Le riserve alpine si attestano attorno al 30% di riempimento, anche se il dato non è aggiornatissimo: le piogge di questi giorni sono piuttosto intense, con 25-50 millimetri caduti nelle ultime 24 ore sul territorio lecchese e precipitazioni rilevanti anche in alta Valtellina. Resta ora l’incognita dell’inverno: solo un accumulo nevoso abbondante permetterà ai bacini alpini di recuperare volumi sufficienti a garantire equilibrio anche nella prossima stagione. Una prospettiva che, secondo Mauri, dovrà sempre più orientare le politiche di regolazione del Lario, chiamato a fare i conti con un clima fatto di estremi sempre più ravvicinati.

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