«Lecco-Bergamo, così non ci siamo» Altra diffida dal comitato di cittadini

Calolziocorte A margine del dibattito dell’altra sera a Monte Marenzo sulla variante «Non c’è una visione d’insieme. Si deve annullare in autotutela il parere sui tre tracciati»

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Calolziocorte

Paolo Cola, presidente del comitato Insieme per una diversa Lecco-Bergamo, ha definito «surreale» il dibattito sulla variante alla ex 639 che si è tenuto l’altra sera a Monte Marenzo.

Perché, a distanza di tanti anni dal concepimento dell’opera, nessuno ha mai pensato di definire, in linea di massima, il tracciato della strada che un giorno potrà unire in maniera fluida Lecco con Bergamo.

«Uno spezzatino»

Peccato probabilmente originario, visto che tutti gli interventi fin qui pensati, progettati o realizzati, sono sempre stati concepiti come “variante” alla 639. Di fatto, una scorciatoia per risolvere problemi puntuali di tratti specifici, che si credeva di poter sciogliere con un bypass.

Così facendo, ha però sottolineato Cola, «se non si ha una visione di insieme, si ottiene soltanto uno spezzatino», con il rischio «di fermarsi di continuo».

Durante l’assemblea, Cola non ha criticato il singolo tratto del progetto, ma l’assenza di un’idea complessiva.

E se la prende anche con la Provincia di Lecco perché, dopo avere impostato il progetto che il comitato oggi contesta, ha scaricato tutte le responsabilità su Anas e su Simico, che a questo punto dovranno sbrogliare la matassa.

Edifici da abbattere

A corollario di tutto ciò, nei giorni scorsi, il comitato ha inviato una nuova diffida, indirizzata al sindaco di Calolziocorte, Marco Ghezzi, ai membri della giunta e a tutti i consiglieri comunali.

«A giugno - ricorda - avevamo diffidato Simico. Ora, facciamo la stessa cosa con l’amministrazione comunale di Calolziocorte. Vogliamo che, nel momento in cui il sindaco si troverà a sedere al tavolo della conferenza di servizio decisoria, si ricordi della diffida e agisca di conseguenza».

All’amministrazione comunale, il comitato chiede anzitutto di annullare in autotutela il proprio parere in merito alla scelta dei tre possibili tracciati del lotto San Gerolamo. E quindi di riformulare la propria posizione, esprimendosi con motivazioni contro tutte le tre ipotesi sottoposte da Anas agli amministratori.

Il Comune di Calolziocorte si era espresso a favore del tracciato 1, quello che ricalcava grosso modo il progetto esecutivo interrotto quando si erano fermati i lavori.

Cola e il comitato ne hanno più volte ribadito le criticità. Dal numero di edifici da abbattere (9/10) cui vanno aggiunti quelli che potrebbero subire danni per la vicinanza della galleria (una trentina) ai problemi dell’attraversamento dei binari, dalla durata del cantiere (63 mesi, che è il più lungo dei tre, con il rischio di ulteriori ritardi in caso di problemi) alle conseguenze per la viabilità cittadina che verrebbe sconvolta per più di cinque anni.

«La nostra speranza - conclude Cola - è che alla fine il progetto si blocchi e non si faccia più nulla. E che si cominci a ripensare l’opera in maniera complessiva e non, come si è fatto sino ad ora, procedendo soltanto per spezzoni».

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