Cronaca / Circondario
Martedì 28 Luglio 2026
Cinque anni in carcere da innocente: chiede risarcimento
Il lecchese Alessandro Pronestì, coinvolto nell’inchiesta “Provvidenza”, era accusato di legami con la cosca Piromalli. Dopo l’assoluzione definitiva presenta domanda per l’ingiusta detenzione.
Lettura 1 min.Olginate
Duemila e cento giorni trascorsi in carcere con l’accusa di essere stato parte attiva della potentissima cosca di ‘ndrangheta dei Piromalli a Lecco. Ora Alessandro Pronestì, di Olginate, coinvolto nel 2017 nell’inchiesta Provvidenza, condotta dalla Dda di Reggio Calabria sugli interessi della criminalità organizzata calabrese all’Ortomercato di Milano, chiede il risarcimento dei danni patiti per ingiusta detenzione, alla luce della pronuncia bis della Corte d’Appello di Reggio Calabria che, il 15 ottobre 2025, lo ha definitivamente assolto, come ha fatto sapere il difensore dell’uomo, l’avvocato del foro di Crotone Francesco Laratta.
Ai tempi del blitz della Dda, ormai nove anni fa, Pronestì aveva 39 anni. Era considerato uomo di fiducia del capo cosca Antonio Piromalli, dell’omonima ’ndrina della piana di Gioia Tauro, considerata ai tempi una delle più grandi dell’Europa occidentale. Per conto del boss ’ndranghetista, secondo le tesi dei pm, avrebbe tenuto i rapporti con il mondo imprenditoriale, nel settore dell’olio e in quello degli agrumi, agendo in nome e per conto del capocosca, e seguendo le sue precise indicazioni, così permettendo allo stesso di non subire le restrizioni dovute alla sorveglianza speciale alla quale era sottoposto. La vicenda è passata attraverso una prima condanna a 12 anni, confermata in Appello, fino alla pronuncia della Cassazione che ha rinviato gli atti ai giudici di secondo grado di Reggio Calabria nel 2022, e la definitiva assoluzione dello scorso autunno 2025 come confermato dall’avvocato Laratta, che adesso chiede il risarcimento per gli oltre cinque anni passati in regime di detenzione (la legge consente la richiesta fino a un massimo di 516mila euro) per le pesanti ripercussioni sul piano personale patite dal suo assistito.
Decisiva, nella vicenda giudiziaria, è stata la sentenza del tribunale di Palmi che, nel troncone processuale degli imputati che hanno scelto il rito ordinario, ha invece emesso sentenza di segno opposto alle condanne. Si arriva così alla Cassazione del 22 che annulla la condanna e rinvia gli atti in Appello a Reggio: «I giudici della Suprma Corte hanno riconosciuto, le ragioni di Alessandro Pronestì sostenute dalla difesa sin dal primo momento, ossia che il processo non chiariva affatto come si inserisca il ruolo di un soggetto, quale il Pronestì, che non solo non risultava mai condannato per appartenenza alla Cosca Piromalli, ma del tutto sconosciuto ai collaboratori di giustizia - ha commentato l’avvocato Laratta - In pratica circa cinque anni di carcere in custodia cautelare per dirci che le accuse erano, sostanzialmente, “petizioni di principio” e che un mero sospetto è stato scambiato per una prova».
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