Schiaffi, pugni e insulti: così Baby Gang trattava la sua ragazza

Nel fascicolo le prove di maltrattamenti nei confronti di una 22enne che non ha mai voluto denunciare il trapper

Calolzio

Si comportava come un «padre padrone». Di quelli che si scatenano in atteggiamenti violenti anche se ritengono che la casa non sia abbastanza pulita. Sono sconcertanti le intercettazioni che emergono dall’indagine che ha portato in carcere Zaccaria Mouhib, il noto trapper Baby Gang, non solo per presunti reati legati al possesso di armi (vicenda già emersa nell’anno passato) ma anche per accuse di maltrattamenti nei confronti della compagna convivente, una ragazza emiliana di 22 anni.

Questa, secondo quanto emerso da carabinieri e procura, non ha mai denunciato il 24enne di Calolziocorte, provando anzi a giustificare la frattura del setto nasale rimediata in una occasione con spiegazioni che non sono risultate credibili. «Un atteggiamento tipico delle donne che subiscono vessazioni», e che vengono soggiogate anche sotto il profilo psicologico, come ha rimarcato l’altro giorno il procuratore Ezio Domenico Basso durante un incontro con la stampa per spiegare i contorni dell’inchiesta.

La ragazza appare succube del volere del trapper, e terrorizzata dalle sue possibili reazioni. Arriva a chiudersi in casa, senza uscire se non in sua compagnia. In una occasione, a un’amica confida di essere preoccupata per l’odore in casa, avendo cucinato il pesce. In effetti in quella occasione, lui, stando a quanto emerge dalle intercettazioni ambientali, si infuria accusandola di non tenere la casa pulita e in ordine. Da marzo 2025, poi, le microspie piazzate dai carabinieri registrano «i primi suoni evocativi della violenza fisica», come riportano gli atti. Suoni di schiaffi, spinte, e una raffica di insulti e minacce («ti do un calcio in faccia, ti apro la bocca, ti farò provare un male che non sai» e simili). Lei – sentono gli inquirenti – è «colpevole» di tutto, di qualsiasi banalità domestica, come il fatto di appendergli le magliette nell’armadio; in una occasione, la 22enne lo esorta a colpire «solo il muro», e poi si zittisce, «sottomettendosi al suo volere».

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