Venezuela, parla la deputata in esilio: «La fine di un regime»

Mariela Magallanes vive a Pescate con il figlio: «Non sarà facile, ma siamo pronti a ricostruire la nazione soprattutto moralmente e politicamente»

«I venezuelani hanno diritto a vivere in pace e in democrazia». Per Mariela Magallanes il 3 gennaio 2026 non è un giorno qualunque: con il blitz militare statunitense a Caracas e la cattura di Nicolas Maduro, al potere dal 2013, si apre una nuova pagina nella storia del suo paese d’origine, il Venezuela. «È un giorno attesissimo da tutti i venezuelani – sottolinea la deputata dell’Assemblea nazionale venezuelana in esilio in Italia – Per tanti anni abbiamo denunciato ciò che stava accadendo, in che mani eravamo. Il regime ha sequestrato il paese. Maduro ha deciso di rimanere al potere nonostante il popolo avesse deciso di cambiarlo in modo democratico e nel pieno rispetto della Costituzione». Il riferimento è a quanto accaduto nel luglio 2024, quando il dittatore aveva prima vietato a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione, di candidarsi alle elezioni e poi non aveva riconosciuto la vittoria di Edmondo Gonzalez Urrutia. La stessa Magallanes aveva preso parte ai negoziati che hanno portato all’accordo di Barbados, in base al quale si erano svolte quelle elezioni politiche.

«Gli attacchi agli obiettivi militari di oggi – aggiunge la deputata, visibilmente emozionata – sono una conseguenza di quanto il regime narcoterrorista di Nicolas Maduro ha fatto ai venezuelani. Oggi possiamo cominciare a sperare nella libertà. Non sarà facile, ma siamo pronti a ricostruire la nazione soprattutto moralmente e politicamente». Classe 1972, Magallanes vive a Pescate dal 2019 assieme al figlio Alessandro Longoni. Il marito è scomparso nel 2023. La deputata si batte da anni per il suo paese, denunciando tanto le difficoltà economiche indotte dalle politiche del regime chavista quanto le persecuzioni politiche e le limitazioni dei diritti civili e politici inflitte alla popolazione da Maduro. «In Venezuela non c’è una famiglia che non conosca un prigioniero politico. Sindacalisti, giovani, donne, leader sociali, minorenni sono stati perseguitati e incarcerati dal regime solo per aver manifestato il loro desiderio di vivere in uno stato libero e democratico. Famiglie intere sono dovute scappare dal paese», aveva ricordato la donna in un’intervista lo scorso ottobre, celebrando il premio Nobel per la Pace a Maria Corina Machado. A distanza di pochi mesi, mentre tutto il mondo si interroga su cosa accadrà ora in Sudamerica, nello sguardo e nella voce di Mariela Magallanes si avverte soprattutto speranza. «Tornare nel mio paese? Le valigie sono pronte da tanto, vedremo», conclude la deputata.

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