Delitto di Curcio: l’83enne rinchiuso in carcere a Pescarenico
Vincenzo Menna ha ferito a coltellate il figlio Christian, 49 anni, poi morto dopo il ricovero. Le testimonianze sui social: «Una storia difficile»
Lettura 3 min.Colico
E’ rinchiuso nel carcere lecchese di Pescarenico, Vincenzo Menna, 83 anni, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto per omicidio aggravato. Il fermo è stato effettuato nello scorso fine settimana, quando il genitore, al culmine dell’ennesima lite familiare con il figlio Christian, 49 anni, sempre alla ricerca di soldi per le sue dipendenze, lo ha accoltellato nella loro casa in via alle Fontane Vecchie, nella frazione Curcio, a Colico.
Il pensionato, esasperato dal comportamento sempre più violento del figlio, aggressivo in particolare quando beveva troppo, sarebbe stato a un certo punto preso a schiaffi da Christian e, a quel punto, forse temendo il peggio per lui, ha afferrato un coltello nella cucina dell’abitazione di proprietà e ha colpito il 49enne che è crollato sul pavimento della cucina in un vero e proprio lago di sangue. Poi l’anziano, stravolto per l’accaduto, ha provveduto ad allertare i soccorsi: “Venite subito, ho ferito mio figlio con un coltello”. Nella contrada sono arrivati i sanitari della Croce Rossa Italiana, con i colleghi dell’automedica e poi un elicottero di Areu (Agenzia regionale emergenza ed urgenza) ha caricato il ferito per trasportarlo d’urgenza all’ospedale Sam Gerardo di Monza. Nella struttura ospedaliera brianzola, nonostante i disperati tentativi dei medici di salvarlo, è spirato poche ore dopo il ricovero. “Una tragedia familiare annunciata”, ripetono all’indomani alcuni vicini che assistevano alle continue grida provenienti da quell’abitazione ora posta sotto sequestro.
La data dell’udienza di convalida del pensionato diventato suo malgrado un assassino non è ancora stata fissata. La Procura di Lecco, guidata dal dottor Ezio Domenico Basso, è in attesa di ricevere gli atti. In ogni caso c’è tempo, per i magistrati, due giorni per chiedere la convalida del fermato e poi altri due giorni di tempo li ha l’Ufficio dei gip per fissare la data dell’udienza. Di sicuro la data dei due giorni sarà rispettata dai pm. Al momento non è dato sapere chi sia l’avvocato d’ufficio assegnato a Menna e neppure si è appreso se il legale, nelle ultime ore, abbia avuto la possibilità di incontrare il suo assistito per decidere, in un primo incontro in carcere, la strategia difensiva. Come pure, per ora, non si sa chi sia il medico legale che è stato incaricato di eseguire l’autopsia, dopo l’avvenuta ricognizione cadaverica, che dovrà chiarire, innanzitutto, da quanto fendenti sia stata colpita la vittima. Intanto anche ieri diverse persone si sono recate in una sorta di “pellegrinaggio” nelle vicinanze della casa della tragedia, ma si è trattato più che altro di pochi avventori provenienti da altre località di villeggiatura dei dintorni. I residenti della zona sono rimasti chiusi nel loro silenzio e dolore con il pensiero rivolto, in particolare, all’anziano genitore ora nei guai con la giustizia per avere ammazzato un figlio adulto da tempo fuori da ogni controllo.
L’indagato e la moglie Rosa Graziano, originari del Napoletano, tanti anni fa avevano deciso di trasferirsi dall’hinterland milanese sull’alto Lario, nella speranza anche di allontanare il proprio figlio dalle troppe tentazioni sbagliate della metropoli. Ma invano.
L’incubo delle dipendenze
Una vicenda che, a detta di molti nella popolosa contrada di Curcio, più che giudiziaria è umana. E che ha scosso numerosi abitanti della cittadina turistica di Colico, circa 7mila residenti, al confine fra Valtellina, Valchiavenna e Alto Lario comasco. Si è consumato in una manciata di minuti, nella serata di sabato, quando tanti la trascorrevano, invece, festosi in riva al lago per concedersi un po’ di relax e di frescura dall’afa ancora opprimente, il dramma di un padre di 83 anni, segnato dalle disgrazie di un figlio che, quando aveva cessato di lavorare, si trasformava in un vero e proprio incubo per la famiglia e talvolta per il vicinato, travolto dalle sue dipendenze.
E il genitore, sempre più disperato e impotente, che faticava a reagire a quei continui soprusi, sabato non ha più retto, come un argine travolto dalle acque impetuose di un torrente in piena. Ora sono in tanti, nel borgo di tante belle villette circondate da splendidi fazzoletti di verde molto ben curati, a chiedere pietà per il dolore che sta patendo quest’uomo originario del Sud, disperato, costretto, forse dalle circostanze, a uccidere un figlio che altrimenti lo avrebbe potuto ammazzare in uno dei tanti momenti di aggressività. “Sono convinto - ha raccontato l’altro giorno Flavio Lometti della contrada che ben conosce le dinamiche difficili vissute da lungo tempo dalla famiglia - che Vincenzo sia stato costretto a reagire, per un atto di legittima difesa. E adesso deve difendersi da un’imputazione pesante come un macigno e pagarsi un avvocato”.
A proposito di avvocato non è da escludere che ci siano concrete possibilità che il genitore assassino possa ottenere, una volta tenutasi l’udienza preliminare in programma nei prossimi giorni, in Tribunale a Lecco, una misura coercitiva della libertà meno afflittiva del carcere, come gli arresti domiciliari, in attesa della conclusione dell’inchiesta e poi dell’inevitabile processo. Intanto in queste ore si moltiplicano i commenti sui social e non soltanto sui social media da parte della popolazione venuta a conoscenza dei tragici fatti di Curcio. “Purtroppo era situazione conosciuta - afferma Floriana Nicoliello -, una famiglia distrutta nuovamente dalla droga. Un forte abbraccio al papà che chissà quante ne avrà passate e che riposi in pace il figlio il quale ricordo come una persona simpatica, allegra e socievole, prima che entrasse nel tunnel della droga”. Per Sara Maggi “la droga è una brutta bestia”. Ed Emmanuele Lusardi, sempre sui social, aggiunge: “Con quello che ha subito negli anni quel padre, purtroppo, non lo giustifico, ma neppure lo biasimo”. Sono davvero tanti, all’indomani della tragedia, a uscire allo scoperto per esprimere vicinanza a un genitore, segnato da tragedie più grandi di lui, il cui peso è stato, evidentemente, impossibile da portare ancora sulle sue spalle divenute deboli perchè logorate. “Quando all’interno di un contesto familiare si arriva ad un gesto tragico e violento al tempo stesso - ha dichiarato Monica Gilardi, sindaco di Colico - credo si assista all’epilogo di una situazione difficile, logorata nel tempo, di profondi conflitti, di momenti continui di esasperazione non più tollerabile che non si riescono più a gestire, anche da parte di persone adulte e con grande esperienza alle spalle”.
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