Omicidio di Colico, Menna al gip: «Ho colpito mio figlio per legittima difesa»
L’83enne ha risposto alle domande del giudice nell’udienza di convalida dell’arresto per la morte del figlio Christian. La difesa chiede nessuna misura cautelare e sostiene che l’uomo abbia reagito dopo essere stato aggredito. Mercoledì l’autopsia sul 49enne
Lettura 2 min.Colico
“E’ stata legittima difesa”. Nella mattinata di oggi, a partire dalle 10.30, si è tenuta, nel Tribunale di Lecco, l’udienza di convalida dell’arresto di Vincenzo Menna, l’83enne di origini napoletane che, nella serata di sabato scorso, al culmine dell’ennesima lite in casa nella frazione Curcio, a Colico, ha accoltellato e ucciso il figlio di 49 anni, Christian, da tempo divenuto sempre più aggressivo con gli anziani genitori ai quali continuava a chiedere soldi, schiavo delle sue dipendenze.
L’indagato, accompagnato dagli agenti della Polizia Penitenziaria del carcere lecchese di Pescarenico, nel quale si trova rinchiuso dopo il fermo operato nell’immediatezza dei fatti dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale intervenuti con i colleghi della caserma di Colico, ha deciso di rispondere a tutte le domande del giudice delle indagini preliminari e ha spiegato di avere colpito il figlio, sempre più aggressivo sotto l’effetto dell’alcol e forse anche di altre sostanze, per un atto di legittima difesa dopo avere ricevuto violenti schiaffi al volto.
L’avvocato d’ufficio che gli è stato assegnato la notte della tragedia familiare e rimasto tuttora d’ufficio, Viviana Bove del Foro di Lecco, durante l’udienza fissata per convalidare lo stato di fermo ha chiesto che venisse rigettata la misura cautelare ritenendo che “non ne sussistano i presupposti”. E sostenendo la tesi della legittima difesa avanzata con forza dal proprio assistito durante il lungo interrogatorio.
Il legale che si è limitato a confermare quanto sia vero che, in questi giorni, Menna - segnato da una vita molto difficile, anche per la precedente perdita di un altro figlio stroncato anni fa dalla droga - continui a ricevere numerosi attestati di vicinanza e solidarietà da parte di un numero elevato di residenti, molti dei quali evidentemente a conoscenza del suo stato di sofferenza per la situazione molto critica vissuta da tempo da lui e dalla moglie Rosa Graziano ostaggi del figlio convivente spesso fuori controllo, ha detto di essere ora in attesa della decisione che verrà presa dal giudice.
Decisione che potrebbe prendere in seria considerazione, inoltre, la possibilità di concedere al padre omicida una misura restrittiva della libertà meno pesante, rispetto a quella applicata subito dopo l’accoltellamento, ovvero ad esempio gli arresti domiciliari o l’obbligo di dimora, aspettando che l’inchiesta della Procura di Lecco, guidata da Ezio Domenico Basso, si completi.
“Non intendo rilasciare dichiarazioni per rispetto alla famiglia che tanto sta soffrendo per quanto accaduto. Anche per il pregresso di vissuto molto duro della stessa”, ha affermato il legale lecchese al termine dell’udienza. La moglie dell’anziano e madre dell’ucciso, presente in casa quella sera e che avrebbe anche lei seriamente rischiato di fare le spese della violenza di Christian, si trova al momento ospite di familiari in un’altra provincia lombarda, essendo l’abitazione teatro del tragico episodio ancora sottoposta a sequestro.
Intanto per domani è in programma l’autopsia, disposta dai magistrati, e l’esame autoptico dovrà innanzitutto chiarire da quanti fendenti il 49enne sia stato colpito dal genitore prima di crollare a terra sul pavimento della cucina della casa di proprietà situata in via della Fontana Vecchia, a un passo dalla latteria dismessa e da diverse villette, alcune delle quali occupate dai turisti in vacanza.
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