Referendum a Colico: urne aperte 24 e 25 maggio per decidere il cambio di Provincia
I cittadini saranno chiamati ad esprimersi sulla permanenza in Provincia di Lecco o il passaggio a quella di Sondrio. La decisione finale spetterà a Regione e Parlamento
Lecco
A Colico si deciderà se “trasferire” il comune in provincia di Sondrio, o restare in quella di Lecco, il 24 e 25 maggio prossimi. Esattamente nella giornata di domenica 24, dalle 7 alle 23, e nella giornata di lunedì 25, dalle 7 alle 15. Non più, come deciso in prima istanza, il 6 settembre.
«Prendo atto delle date che vanno nella direzione di andare a referendum il prima possibile – ha dichiarato il sindaco di Colico Monica Gilardi – cosa che il consiglio comunale aveva chiesto. Per cui la data credo che sia interessante per tutti e possa trovare il consenso di tutti». Il referendum sarà convocato sessanta giorni prima della data stabilita dal sindaco stesso, per cui la campagna elettorale dei due comitati “Il Bitto sposerà l’Agone?” e “Colico resta a Lecco” potrà partire dal 24 marzo in poi.
La data del referendum consultivo (sul quale poi si dovranno esprimere Regione e Parlamento) è stata decisa venerdì mattina alle 10.30 dalla Commissione Elettorale composta dal segretario comunale Valentina De Amicis, dal difensore civico territoriale provinciale avvocato Claudia Petta, dal comandante della Polizia Locale Edoardo Di Cesare e dal responsabile dell’ufficio elettorale Antonella Combi.
Una decisione frutto di un certosino lavoro di analisi delle indicazioni ricevute dal Comune di Colico stesso, che ha chiesto di poter effettuare il referendum consultivo al più presto, Prefettura di Lecco e ministero dell’Interno, questi due enti sentiti direttamente da Colico per capire come comportarsi, vista l’indizione del referendum confermativo sulla Giustizia di domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo 2026, reso ufficialmente noto solo lo scorso 13 gennaio.
Altre indicazioni sono dalla legge 196 del 2025 che stabilisce che i referendum debbano cadere di domenica e lunedì con ampia copertura oraria per garantire la maggior affluenza possibile. Inizialmente la commissione elettorale colichese aveva chiesto a Prefettura e ministero se il referendum si potesse fissare nello stesso giorno del referendum sulla Giustizia. Ma se la Prefettura è stata possibilista, il ministero dell’Interno – Direzione Centrale per i Servizi Elettorali ha risposto “meglio di no”. Sia perché non sarebbe facile trovare presidenti e componenti di seggio “speciali” per consultazioni referendarie locali insieme a quelli delle consultazioni nazionali.
Insomma, calendario alla mano il 24 e 25 maggio sono un “incastro” utile e quasi obbligato.
Ma queste due date non arrivano a caso: il 21 novembre scorso, in un agitatissimo consiglio comunale con all’ordine del giorno l’“Interpretazione autentica dell’articolo 52 comma 7 dello Statuto comunale”, era stata votata all’unanimità dal solo schieramento di maggioranza la mozione che interpretava il comma «un referendum non può essere indetto prima che siano decorsi almeno dodici mesi dall’attuazione di altro precedente referendum di qualsiasi tipo», in senso favorevole al Comune: «I dodici mesi decorrano da un referendum comunale e non da uno generico come indicato».
L’opposizione composta da Raffaele Grega (Colico di Tutti), Silvia Paroli ed Enzo Venini (Più Comunità) aveva abbandonato la seduta prima del voto, a evidenziare la propria contrarietà alla mozione, sostenendo che questa non era un’interpretazione, bensì una vera e propria modifica del regolamento senza, però, le garanzie (e le maggioranze) poste a tutela dello stesso. Insomma, l’opposizione gridò allo scandalo. Ma poi con il solo gruppo di maggioranza in aula, la mozione venne approvata all’unanimità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA