Aggressione fra studenti, padre Cupini s’interroga: «Ma quali desideri hanno?»

Il sacerdote: «Anche alla Casa sul Pozzo ci sono giovani che girano con il coltello. Ma per difendersi da chi?»

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Lecco

«Qual è il desiderio che si portano dentro questi ragazzi?». È questa la domanda che padre Angelo Cupini, fondatore della Casa sul pozzo di Chiuso, si è posto leggendo le cronache sul violento pestaggio ad opera di due giovani contro uno studente avvenuto venerdì a mezzogiorno fuori dall’istituto Badoni. «Credo – osserva padre Cupini – che ci troviamo in una fase molto preoccupante. I giovani oggi sembrano vivere in una condizione in cui uno non ha un proprio pensiero ma ha sempre bisogno del gruppo. Il gruppo diventa prioritario e scatena le reazioni che si vedono: aggressione e derisione verso l’altro. Sembra sparito il rispetto verso l’altro come persona differente da te».

L’aggressione è stata filmata e il video è stato diffuso sui social. Nelle immagini si vedono due giovani dapprima discutere con lo studente, visibilmente spaventato, e poi inseguirlo e aggredirlo con pugni e calci alla testa. Si sentono anche urla di incitamento agli aggressori. «È un problema serio – prosegue padre Cupini – che vedo anche nei ragazzi che frequentano la Casa sul pozzo. Manca il riconoscimento di ciò che viene messo loro a disposizione. Il gruppo organizzato sente l’altro come un’antagonista da denigrare e da far fuori e non come qualcuno con cui coltivare un dialogo. Per questo mi chiedo quale sia il desiderio che si portano dentro questi ragazzi. Il desiderio è ciò che mette in moto le energie profonde di una persona e mi sembra che in questi giovani sia appiattito sull’apparire, sulla necessità di far parte di un gruppo che si compatta e si fa forte. È un fenomeno che mi sta inquietando molto e di cui non so se abbiamo molta conoscenza e consapevolezza. Ho la percezione che non stiamo prendendo molto sul serio questo problema». Di fronte a quel video il sindaco Filippo Boscagli ha parlato di “sensazione di violenza e dolore inaccettabili” e ha proposto l’istituzione di presidi delle Forze dell’ordine vicino agli istituti scolastici per combattere questi episodi di “criminalità”. L’assessore all’istruzione Angela Fortino ha invece annunciato l’intenzione di convocare i dirigenti scolastici della città perché “è fondamentale fare rete per sconfiggere questi fenomeni anche nelle forme più lievi che spesso nascono proprio tra i banchi di scuola”. «La presenza delle forze dell’ordine – osserva padre Cupini – è importante per diffondere un senso del limite. Il problema più serio, però, è rimuovere da questi ragazzi l’idea che sia tutto permesso, tutto lecito. È fondamentale il dialogo con questi giovani per spingerli ad avere una soggettività forte, fondata su pensieri, riflessioni e assunzioni di responsabilità, e anche per spingerli a fare qualcosa di positivo per l’altro. Ogni un gruppo di cinque ragazzi sembra una persona sola, manca il pensiero del singolo. Stiamo regredendo in un modo molto forte da questo punto di vista». A padre Cupini è capitato di incontrare alla Casa sul pozzo un ragazzo giunto lì per lavorare con addosso un coltello. «Mi ha detto che era un’arma di difesa. Gli ho chiesto: di difesa da chi?»sottolinea il sacerdote.

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