Focolaio Hantavirus su nave: il parere dell’esperto lecchese sul rischio Italia

Si analizza il focolaio su una nave da crociera. Il medico Carlo Signorelli rassicura: la trasmissione è limitata e il pericolo basso per la popolazione generale

Lecco

A bordo della nave da crociera MV Hondius, partita dall’Argentina all’inizio di aprile e diretta a Capo Verde, si è verificato un focolaio di hantavirus, con un decesso confermato, altri in fase di valutazione o sospetti. Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando la situazione e ricostruendo i contatti dei passeggeri. Ma la preoccupazione monta perché, dopo la pandemia da Covid, i virus sono diventati uno spauracchio davvero temibile. Il professor Carlo Signorelli, già presidente della Commissione nazionale vaccini e professore al San Raffaele di medicina preventiva, però, non è allarmato: «Al momento non c’è motivo di allarme. Gli hantavirus normalmente si trasmettono attraverso roditori infetti e non tra persone. Solo il ceppo Andes, presente proprio in Sud America e non in Europa, ha mostrato in rari casi una limitata trasmissione interumana, legata a contatti stretti e prolungati. Il rischio per la popolazione generale resta basso».

Detto questo, quali misure preventive si possono adottare? Signorelli risponde: «La priorità è il tracciamento dei contatti, soprattutto delle persone che sono scese dalla nave prima dell’identificazione del focolaio, ed in particolare a Sant’Elena. Questo permetterebbe di individuare rapidamente eventuali sintomi e contenere ogni possibile diffusione. Resta il dubbio sul tempo passato dopo il decesso: una settimana prima di correre ai ripari. E anche il fatto che la moglie del deceduto sia stata fatta sbarcare senza particolari attenzioni e poi, ricoverata, sia morta anch’ella».

Signorelli si stupisce però proprio di questo sbarco e punta l’attenzione su altri casi sospetti: «Il primo decesso si è verificato l’11 aprile, la moglie con sintomi è sbarcata il 24 Aprile. L’Oms non sembra abbia l’elenco dei passeggeri e fa un appello sui social per trovare i contatti. Insomma una rara epidemia gestita superficialmente a dir poco. Inoltre ci sono stati altri possibili contagiati compreso il medico di bordo. E stiamo parlando di una febbre emorragica, quella causata dall’hantavirus Andes». E per gli hantavirus non ci sono vaccini: «Nessun vaccino specifico, quindi la prevenzione si basa soprattutto sull’evitare il contatto con roditori e con materiali contaminati da urine, saliva o feci. C’è anche il rischio di polverizzazione di frammenti di urine e quindi la possibilità di inalare il virus. In situazioni ad alto rischio è consigliabile usare dispositivi di protezione come le mascherine filtranti».

In Italia ed Europa, insomma, possiamo ragionevolmente stare tranquilli. «Non ci sono elementi che facciano pensare a un rischio elevato. I sistemi di sorveglianza sanitaria stanno seguendo il caso con attenzione e l’Oms continua a definire basso il rischio internazionale». Poi Signorelli conclude riflettendo sul fatto che gli hantavirus non sono “nuovi” per l’Europa dal punto di vista epidemiologico (circa 4000 casi all’anno secondo i rapporti dell’European Control Center of Diseases), ma il fatto che questo ceppo (Andes) rappresenti un unicum, o comunque sia raro, in quanto unico associato a una trasmissione tra uomini, è da tenere d’occhio. «Di sicuro però, non parliamo di un virus molto contagioso come influenza, pneumococco o Covid».

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