Il clima cambia: Sondrio è terza per riscaldamento, Lecco 20ª per intensità delle piogge

L’analisi del Corriere della Sera e iLMeteo.it mette a confronto l’evoluzione delle temperature e delle precipitazioni in Italia dal 1975 al 2025. La Valtellina è tra le aree che si riscaldano più rapidamente, mentre nel Lecchese emerge soprattutto l’intensificazione delle piogge

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Il cambiamento climatico non si manifesta allo stesso modo in tutti i territori. E anche tra due province confinanti, accomunate dalle montagne, dai laghi e dalle vallate, possono emergere differenze significative. È il caso di Lecco e Sondrio, messe a confronto attraverso i dati dell’analisi realizzata da iLMeteo.it per il Corriere della Sera, che ricostruisce l’evoluzione del clima italiano dal 1975 al 2025.

Lo studio prende in esame nove indicatori climatici, elaborati attraverso oltre 434,5 milioni di dati rilevati ora per ora in 108 città italiane. Temperature medie e massime, giornate di caldo intenso, notti tropicali, precipitazioni e altri fenomeni consentono di osservare come sia cambiato il clima nel corso di mezzo secolo.

Nel quadro complessivo dell’impatto climatico, Lecco e Sondrio si collocano in posizioni relativamente vicine, rispettivamente al 68° e al 71° posto su 108. Ma dietro questa sostanziale vicinanza numerica si nascondono caratteristiche differenti: in Valtellina il segnale più evidente è il rapido aumento delle temperature, mentre nel territorio lecchese a emergere è soprattutto la trasformazione del regime delle precipitazioni.

Il dato più significativo per la provincia di Sondrio riguarda l’aumento della temperatura media annua. Nel periodo considerato, la crescita raggiunge i 3,1 gradi, un valore che colloca il territorio valtellinese al terzo posto in Italia, alla pari con Trento e dietro soltanto a Foggia, dove l’incremento arriva a 3,6 gradi.

Sondrio risulta inoltre la provincia lombarda con il maggiore aumento della temperatura media, davanti anche a Milano, che registra una crescita di 2,9 gradi. Un andamento che conferma la rilevanza del riscaldamento nelle aree alpine, dove le conseguenze dell’aumento delle temperature si intrecciano con gli equilibri degli ecosistemi montani.

L’incremento è ancora più evidente quando si osservano i mesi estivi. La temperatura media estiva cresce di 3,4 gradi, mentre le temperature massime estive aumentano di 4 gradi. Numeri che descrivono un’evoluzione termica particolarmente marcata e che possono avere ripercussioni sulla disponibilità di neve, sulla dinamica dei ghiacciai e sulle risorse idriche legate al ciclo stagionale della montagna.

Il riscaldamento, tuttavia, non si traduce automaticamente in una presenza uniforme di tutti i fenomeni associati al caldo estremo. Sondrio rimane infatti l’ultima provincia lombarda per incremento delle giornate di caldo intenso e delle notti tropicali, secondo gli indicatori riportati nell’analisi. Le notti molto calde restano meno frequenti rispetto ad altri contesti regionali e quelle definite supertropicali risultano praticamente assenti.

A contribuire a questa caratteristica sono le condizioni geografiche del territorio, con l’altitudine e la morfologia alpina che favoriscono il raffreddamento notturno. Un elemento che distingue il clima valtellinese dagli ambienti maggiormente urbanizzati e dalle aree di pianura, pur in presenza di un aumento delle temperature medie.

Sul fronte delle precipitazioni, invece, i cambiamenti risultano più contenuti. L’intensità delle piogge si mantiene pressoché stabile e Sondrio si colloca al 96° posto nazionale per questo indicatore.

Nel Lecchese il quadro è differente. Qui il segnale climatico più evidente riguarda soprattutto l’evoluzione delle precipitazioni, con un incremento sia della quantità di pioggia sia della sua intensità.

La provincia di Lecco occupa il 20° posto in Italia per aumento dell’intensità delle precipitazioni e il 29° per anomalia delle piogge. Quest’ultimo indicatore presenta un valore pari a +0,44 dell’indice Spi, che segnala una maggiore piovosità rispetto ai periodi di riferimento utilizzati nell’analisi.

In entrambe le classifiche, Lecco è la terza provincia lombarda, preceduta soltanto da Mantova e Cremona. Un risultato che acquista particolare rilievo in un territorio caratterizzato dalla presenza del lago, da numerosi corsi d’acqua e da vallate montane, dove la distribuzione delle piogge può incidere sulle condizioni di sicurezza del territorio.

Non è soltanto la quantità complessiva di acqua a essere importante, ma anche il modo in cui questa viene scaricata al suolo. Precipitazioni più intense e concentrate in intervalli di tempo brevi possono contribuire ad aumentare il rischio di allagamenti, piene improvvise dei corsi d’acqua e fenomeni di dissesto idrogeologico, come frane e smottamenti.

Si tratta di un aspetto che rende particolarmente significativo il monitoraggio del regime pluviometrico nel Lecchese, dove la conformazione del territorio e la presenza di aree montane impongono attenzione alla gestione delle acque e alla prevenzione del rischio.

Dal punto di vista delle temperature, Lecco presenta invece valori più vicini alla media regionale rispetto a Sondrio. L’aumento della temperatura media annua è di 2,6 gradi, dato che colloca la provincia al 19° posto nazionale. Anche qui, però, il riscaldamento estivo è evidente: le temperature massime estive aumentano di 4,1 gradi, il terzo valore più elevato della Lombardia dopo Bergamo e Brescia.

Le giornate di caldo africano e le notti molto calde risultano in aumento, pur con livelli inferiori rispetto alle province lombarde maggiormente urbanizzate e caratterizzate da una maggiore persistenza del calore.

Il confronto tra Lecco e Sondrio mostra come il cambiamento climatico possa assumere caratteristiche differenti anche all’interno di una stessa regione. Dunque le sfide future per i due territori, se pure confinanti, sono diverse: Sondrio deve confrontarsi soprattutto con il rapido riscaldamento dell’ambiente alpino, mentre Lecco con l’evoluzione del regime delle precipitazioni e la sicurezza del territorio.

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