Il monito del prevosto: «Lecco deve pensare al suo futuro»

«La comunità si sta disgregando, andiamo verso una moltitudine di solitudini. In centro vivono pochi giovani»

Lecco

La vigilia di Natale il nostro giornale ha pubblicato l’editoriale di monsignor Bortolo Uberti, prevosto di Lecco. È stata una riflessione sul Natale che lo stesso prevosto ha definito «scomoda» perché in effetti ha voluto affrontare i paradossi e le contraddizioni che respiriamo tutti i giorni e che coinvolgono anche la comunità lecchese. Ed è proprio sul rischio che questa comunità si sfaldi e perda il senso di reciprocità, il richiamo che il prevosto ha voluto sottoporci proprio nei giorni in cui si è celebrata la nascita di Gesù Cristo. Abbiamo voluto riprendere con il prevosto alcuni temi del suo editoriale per estenderli ad una riflessione sul futuro che ci attende.

Nel suo editoriale lei parla di un paradosso, quello di un Dio che si fa uomo mentre il mondo è pieno di uomini che si sentono dio. Cosa si può fare per scardinare l’egocentrismo imperante?

«Il vero rischio oggi è quello di pensarsi sufficienti a sé stessi, di credere di non avere bisogno di nessuno, insomma di sentirsi un dio che può vivere da solo. Invece, nessuno può essere sé stesso senza gli altri. Dobbiamo imparare a riconoscere che una vita è buona se riferita agli altri. Dio che si fa uomo ci insegna ad essere uomini che nel suo nome credono alla comunità in vista di quella eternità che ci attende».

L’egoismo mina alle radici il concetto di comunità. Anche quello che accade nelle nostre città sembra confermare tutto questo: lo svuotamento dei centri storici divenuti ormai degli alberghi diffusi a scapito dei residenti, contribuisce ad eliminare le comunità che un tempo vi abitavano. Rimettere al centro la comunità è ancora possibile?

«Ci sono cambiamenti, anche nella nostra città, che ci devono interrogare. Dobbiamo chiederci cosa sarà fra qualche anno la comunità di Lecco. È una domanda urgente che ci dobbiamo porre perché di questo passo il rischio è che soprattutto nel centro di Lecco si arrivi ad avere una comunità fantasma, fatta solo di persone anziane perché ai giovani o agli studenti l’accesso viene precluso. Avremo una città che cambia, ma nello stesso tempo una comunità che scompare lasciando il posto ad una miriade di solitudini. Per questo dobbiamo riflettere profondamente su quello che sarà il volto della nostra città fra qualche anno».

A proposito di comunità, quest’anno sarà inaugurato il nuovo Oratorio nel centro di Lecco. Che segnale è per la città?

«L’apertura del nuovo Oratorio è un passaggio importante, è il coronamento di un cammino iniziato decenni fa e che ha visto impegnate tante persone. Il nuovo Oratorio è molto atteso: è il traguardo di un progetto di un’intera comunità e nello stesso tempo si tratta di una sfida e di un’opportunità. Apriremo questa nostra casa per le nuove generazioni, ma anche per gli adulti e gli anziani. È stato pensato guardando all’orizzonte di tutta la città. Adesso dobbiamo metterci in gioco per abitarlo, per farlo vivere. Vogliamo sia un luogo di aggregazione, di formazione spirituale, ma aperto anche al tempo libero ed alla cultura. Il forte senso di appartenenza che hanno i lecchesi adesso ha uno spazio che è nel cuore della città. Il nuovo Oratorio restituisce, infatti, a tutta Lecco un luogo fisico che era abbandonato e che ora si presenta come un segno prezioso per tutta la comunità lecchese».

Lo scorso 28 dicembre si è chiuso il Giubileo a livello diocesano. Cosa è stato per noi quest’anno che papa Francesco ha voluto nel segno della speranza?

«È stato un anno in cui si è veramente respirata la speranza. La vita spirituale si è intensificata. Il Santuario della Beata Vergine della Vittoria, che per Lecco è stata la chiesa giubilare, ha visto il passaggio di tantissime persone. Più di cinquanta sono stati i gruppi organizzati che hanno raggiunto il Santuario e tanti sono stati i pellegrinaggi a Roma. È stata ritrovata una dimensione profonda di preghiera e le confessioni sono state numerosissime. I sacerdoti mi hanno confermato che si sono accostati alla confessione anche molte persone che non lo facevano da anni. In sintesi, è stato un anno prezioso dal punto di vista spirituale».

So che anche dal punto caritativo è stato fatto molto. Ce ne vuole parlare?

«È stato un anno d’impegno anche per la carità. Il “Fondo Tre Mele”, nato nel 2013 e che fa capo alla Comunità Pastorale Madonna del Rosario, è al servizio delle persone in difficoltà delle parrocchie di San Nicolò, Pescarenico e Malgrate Porto. I suoi fondi sono destinati a problematiche relative alla casa (alloggio, affitti, morosità), alle utenze, al pagamento delle mense scolastiche per minori, alle ricerche di lavoro e alle cure sanitarie. Abbiamo aderito anche al Fondo Schuster, voluto da nostro arcivescovo per far fronte alle emergenze abitative. Infine, in occasione del Natale, abbiamo fatto una donazione alla casa circondariale di Lecco per i detenuti che hanno maggiori necessità. Insomma, in quest’anno giubilare si è respirata una forte dimensione spirituale che speriamo continui nel tempo».

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