In piazza contro il disegno di legge Stupri

Manifestazione di un nugolo di associazioni contro una proposta che vittimizza le donne

Lecco

A trent’anni di distanza dall’approvazione della legge che ha reso lo stupro un reato contro la persona e non contro la morale, piazza XX Settembre si è riempita per protestare contro il disegno di legge cosiddetto «stupri», la recente proposta di riformulazione del reato di violenza sessuale che sostituisce il principio del «consenso libero e attuale» con la formula «contro la volontà», presentato dalla presidente della Commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno (Lega).

Grazia Brambilla, presidente di Telefono Donna Lecco, ha ricordato: «Oggi manifestiamo contro un decreto legge che ancora una volta vittimizza le donne. La modifica sarà utile solo agli stupratori e non aiuterà le vittime». Brambilla sottolinea: «Non si tratta di destra e sinistra. Il concetto di consenso è culturale e dovrebbe essere fondamentale. Parlare di dissenso vuol dire mandare un messaggio che la violenza è inevitabile e che tutta la prevenzione si deve basare sull’autodifesa femminile. Invece, il messaggio educativo che dovrebbe essere inviato a tutti è: impara a rispettare, impara a gestire il rifiuto e parlare di consenso» Sulla vittimizzazione delle donne si sofferma anche Amalia Bonfanti di L’altra metà del cielo: «Da vittime diventeranno ancora una volta indagate».

Alla manifestazione ha partecipato anche Emanuele Manzoni, assessore al Welfare del Comune di Lecco: «Serve un lavoro culturale molto profondo per eliminare alla radice le ragioni di questa forma di discriminazione. È giusto che le comunità locali, a partire da Lecco e altri territori, si mobilitino».

All’evento hanno partecipato Telefono Donna, L’altra metà del cielo, Lecco Pride, Lgbt+ diritti Renzo e Lucio, Udi - Unione Donne Italia, D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, con attività di volantinaggio e un flash mob.

«Aver introdotto il dissenso al posto del consenso è una scelta di carattere politico e giuridico che penalizza le donne e renderà i processi per stupro ancora più difficili e dolorosi» ha ricordato Marilisa Rotasperti (Uil) mentre Annalisa Caron (Cisl) ha dichiarato: «Solo attraverso la parola “consenso” si andrà verso una piena realizzazione dell’articolo 3 della Costituzione che riconosce la parità dei sessi». Veronica Versace (Cgil) ha aggiunto: «Togliendo il termine consenso, che sembra una banalità ma così non è, mettiamo le vittime di violenza nella condizione di essere attaccate nuovamente nel momento in cui devono difendersi».

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