Jenny, padre a processo: «Botte dopo il post social»

Il padre di Jennifer Alcani, tredicenne morta un anno fa in un incidente avvenuto ad Abbadia, deve rispondere del reato di lesioni. Avrebbe aggredito il giovane proprietario della Bmw, su cui viaggiava Jenny la notte dell’incidente, a seguito di un post social.

Lecco

Lo ha visto in un bar di Lecco. Era il giovane che aveva scritto un post su Tiktok: «La macchina si ripara...», con l’immagine di un’auto incidentata. Il testo era del ragazzo proprietario della Bmw in cui ha trovato la morte la povera Jennifer Alcani, sua figlia di soli 13 anni. A quel punto il padre della ragazza, incrociato il giovane (un 19enne di Malgrate) all’interno del locale, lo avrebbe aggredito fisicamente, procurandogli conseguenze lievi, con una prognosi di 5 giorni.

La questione è finita davanti al tribunale del giudice di pace, dove l’uomo, Artur Alcani, difeso dall’avvocato Marcello Perillo, è imputato di lesioni (non aggravate). Ieri il magistrato ha rinviato l’udienza per un tentativo di conciliazione fra le parti.

Il fatto risale a circa un mese dopo lo schianto avvenuto lungo la provinciale 72, all’altezza del comune di Abbadia Lariana, all’alba. Nelle ore prima della tragedia, la ragazzina era uscita di nascosto, dopo le insistenze di altri ragazzi. Sull’automobile, una Bmw Serie 1, c’erano il 19enne, ora parte offesa nel reato di lesioni contestato ad Artur Alcani, e il 23enne Massimo Fusi, che guidava il veicolo perché l’amico, proprietario della Bmw, non aveva ancora conseguito la licenza di guida.

Fusi è stato già condannato a 3 anni di reclusione in primo grado dal giudice per l’udienza preliminare Gianluca Piantadosi, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, per il reato di omicidio stradale. La pronuncia aveva disposto nei confronti dell’imputato anche la sospensione della patente per quattro anni. Il tribunale aveva stabilito inoltre risarcimenti con provvisionali immediatamente esecutive da 15 mila euro per nonni, zii e cugini, e pari a 50 mila euro per i due genitori.

Fusi, difeso dall’avvocato Vittorio Possenti, era il giovane che sfrecciava con la vettura a 150 all’ora, poco prima dello schianto contro un muro in cemento, nei pressi dell’intersezione tra la 72 e la statale 36 ad Abbadia Lariana, come testimoniato da un video pubblicato all’epoca sui social network.

A realizzare il filmato era stato proprio l’amico presente con imputato e vittima in macchina, che successivamente aveva pubblicato il post su Tiktok che avrebbe scatenato la reazione del padre della tredicenne. Contro la pronuncia di primo grado, la procura ha presentato ricorso in Corte d’Appello, come caldeggiato anche dal difensore di parte civile (sempre l’avvocato Perillo). Il nuovo procedimento è previsto il 18 febbraio.

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