Lecco, mutui più cari: il rialzo dei tassi pesa sulle famiglie che cercano casa

La simulazione Credipass evidenzia fino a 13.489 euro di costi in più su un finanziamento da 130mila euro in 25 anni. Fimaa: «A risentirne sarà soprattutto il cliente medio, nella fascia di immobili tra 150 e 300mila euro».

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Lecco

La risalita dei tassi d’interesse torna a pesare sul mercato immobiliare, con un aumento del costo dei mutui che rischia di incidere soprattutto sulle famiglie intenzionate ad acquistare casa. Secondo una simulazione realizzata da Credipass in esclusiva per Il Sole 24 Ore, chi stipula a ottobre un finanziamento da 130mila euro, con durata di 25 anni, potrebbe sostenere un costo complessivo superiore fino a 13.489 euro rispetto alle condizioni di febbraio. Il confronto prende in esame 300 rate con ammortamento alla francese e considera una combinazione media dell’85% di finanziamenti a tasso fisso e del 15% a tasso variabile, utilizzata a fini statistici e non corrispondente a uno specifico prodotto bancario. L’incremento è legato alla risalita degli indici Irs ed Euribor, utilizzati come riferimento rispettivamente per i mutui a tasso fisso e variabile, in un contesto di nuove pressioni inflazionistiche e di inasprimento della politica monetaria europea. Un quadro che potrebbe tradursi in un aumento delle rate e in una riduzione della capacità di acquisto delle famiglie, con effetti differenti a seconda della disponibilità economica degli acquirenti e della necessità di ricorrere al credito bancario.

Secondo Matteo Zambaldo, presidente di Fimaa Lecco, le conseguenze sul mercato immobiliare non saranno necessariamente immediate, ma interesseranno soprattutto la fascia intermedia della domanda. “Nel breve periodo non prevedo grosse ripercussioni. Il rialzo porterà sicuramente a un aumento della rata di 50, 70 o 100 euro, a seconda della tipologia di mutuo e della sua durata. A risentirne maggiormente sarà il cliente medio, mentre per gli investitori e gli acquirenti con una maggiore disponibilità economica l’impatto sarà più contenuto”. Il segmento più esposto è quello delle compravendite di immobili con prezzi compresi tra 150mila e 300mila euro, dove il ricorso al finanziamento rappresenta spesso una componente determinante per concludere l’acquisto. “Quando si sale verso immobili da 400mila o 500mila euro, generalmente ci troviamo di fronte a clienti che dispongono già di risparmi o di risorse derivanti dalla vendita della propria abitazione. In questi casi il mutuo può avere un peso marginale rispetto all’investimento complessivo”, osserva Zambaldo.

Una parte della domanda immobiliare, inoltre, non dipende direttamente dall’andamento dei tassi. È il caso degli investitori che acquistano senza accedere al credito e di chi utilizza il ricavato della vendita di un altro immobile per finanziare una nuova operazione. Per queste categorie l’aumento del costo dei finanziamenti potrebbe avere conseguenze più limitate, mentre per le famiglie che devono sostenere una rata mensile il rincaro rischia di incidere sulla sostenibilità dell’acquisto. Resta da comprendere se la nuova fase di politica monetaria determinerà un rallentamento delle compravendite. “Bisognerà vedere se nel corso del tempo verranno introdotti degli aggiustamenti. Sicuramente il rialzo rappresenta un problema per il cliente medio, ma è ancora presto per stabilire se porterà a una contrazione delle vendite”, conclude Zambaldo. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il mercato delle nuove costruzioni. L’aumento del costo del credito potrebbe infatti incidere anche sulle condizioni di finanziamento delle imprese, con possibili ripercussioni sui prezzi finali degli immobili, già interessati da precedenti rincari. Un effetto che, tuttavia, dipenderà dalle condizioni applicate ai singoli operatori e dalle rispettive modalità di accesso al credito.

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