Cronaca / Lecco città
Venerdì 02 Ottobre 2026
Lecco, servizi sociali e sanitari insieme nella Casa della Comunità: firmato il protocollo
Il segretariato sociale del Comune entra nella Casa della Comunità di via Ghislanzoni accanto ai servizi sanitari territoriali. L’obiettivo è semplificare l’accesso dei cittadini e coordinare la presa in carico dei bisogni sociali e sanitari. «Un modello da espandere in provincia»
Lettura 1 min.Lecco
Un nuovo passo verso l’integrazione socio-sanitaria. Ieri l’apertura del nido Archimede, mentre oggi a Lecco si è aperto “un nuovo livello di servizi alla persona”: nella Casa della Comunità di via Ghislanzoni è stato firmato il protocollo d’intesa tra Comune e Asst che porta sotto lo stesso tetto il segretariato sociale e i servizi sanitari territoriali.
«Stiamo facendo un piccolo passo avanti e un pezzetto di storia dei servizi ai cittadini di questa città», ha detto il sindaco Filippo Boscagli, ringraziando l’Asst di Lecco per l’attenzione alle persone e sottolineando la collaborazione con l’assessore ai Servizi Sociali Emilio Minuzzo. L’obiettivo dichiarato è «sbrigliare la matassa» dell’accesso ai servizi sociali e sanitari, in un luogo definito accogliente, aggiornato ed efficiente.
Il direttore socio-sanitario di Asst Lecco Gianluca Peschi, ha invece ricordato come «molto spesso le cause di problemi di tipo sanitario originano in difficoltà di tipo sociale e purtroppo vale anche il contrario». Da qui la scelta di rispondere «in maniera altrettanto comune, condivisa e coordinata». Il Comune di Lecco, capoluogo e comune più grande della provincia, è il primo a mettere in campo le risorse sociali necessarie. «Credo che questo debba costituire un modello da espandere sulla nostra provincia», ha aggiunto Peschi, auspicando che in ogni distretto si arrivi alla compresenza di servizi sociali comunali e sanitari dell’Asst.
«Le Case della Comunità, nove in provincia, devono diventare – ha affermato il direttore generale Marco Trivelli - il luogo in cui i cittadini trovano una risposta unificata, dalla medicina di base alle prestazioni specialistiche, dalla psicologia all’infermiere di famiglia e comunità. Quella di Lecco è pensata per i soli residenti in città; le altre servono più comuni». Da qui, ha poi ricordato Peschi, partono ogni giorno le infermiere di famiglia e comunità verso i domicili dei pazienti: entrando nelle case dove «si scoprono bisogni che magari non sono solo di origine sanitaria, ma anche sociale».
Sul fronte del personale comunale, il trasferimento del segretariato sociale riguarda «un servizio esistente con personale qualificato e formato», a 350 metri in linea d’aria dalla sede comunale, ma non nuove assunzioni. Dal punto di vista sanitario, invece, un concorso ha visto 26 infermieri esprimere l’opzione per il territorio. Non saranno tutti utilizzati nelle CdC, ma è comunque un buon segnale. Alle Case della Comunità, poi, danno il loro contributo anche i medici di medicina generale: presenti non con il proprio studio, ma come “medici di comunità”, con turni dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20. Dei circa 185 medici della provincia, molti si sono candidati volontariamente per prestare il loro servizio nelle CdC non per obbligo contrattuale (sarebbero 3 ore a settimana), ma per scelta. E quella di Lecco è tra le sedi di Casa della Comunità più richiesta. L’obiettivo? Favorire nella CdC il legame tra medico di base e lo specialista, per una presa in carico più attenta del paziente, visto che appunto gli specialisti (oggi c’era il cardiologo), sono presenti negli ambulatori delle case della Comunità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA