Numero unico emergenze, a Lecco tre interventi su quattro sono appropriati

Nel 2025 la maggior parte delle chiamate al Numero unico emergenze si sono rivelate pertinenti. Aumentano missioni e interventi, ma non in modo eccessivo.

Lecco

Il 77,56 per cento degli interventi del 118 Nue, numero unico emergenze, è appropriato, anzi, necessario: 12,31 per cento di codici rossi, 65,25 di codici gialli nel 2025. E questa è una bella notizia, anche se non bisogna confondere il numero di interventi e di missioni del 118 con un normale pronto soccorso al quale si accede magari per un banale mal di pancia o un taglio superficiale. Nel campo delle emergenze non esistono interventi banali, anche quando la missione pare semplice. Emergenza spesso coincide con imprevedibilità, cambio repentino delle condizioni del paziente, difficoltà intervenute anche dopo l’annuncio del codice di uscita, che ne peggiorano la prognosi.

Neanche gli interventi in codice verde (sono stati il 23,42 per cento nel 2025) sono inappropriati, in emergenza. A volte, in ambiente impervio, anche una banale slogatura di una caviglia diventa causa di una chiamata al 118 e non è certo inappropriata. Immaginiamoci sulla cima del Resegone e in discesa, la caduta e la slogatura di una caviglia. Se si è da soli, magari in inverno, la chiamata al 118 Nue non è certo un’esagerazione. Ma anche in pianura, o in zona urbana, persino in casa, quando si è da soli e non si può ricevere aiuto (pensiamo agli anziani che cadono in casa e si fratturano il femore), chiamare il 118 non è affatto sbagliato. Quel 0,68 per cento di codici bianchi è un numero talmente piccolo che non fa scandalizzare nessuno. «Comunque – spiega Mario Cerino, direttore del Nue 118 per Lecco – c’è un’appropriatezza delle chiamate nella stragrande maggioranza non trattandosi degli accessi al pronto soccorso, che sono tutt’altra cosa».

Missioni non vuol dire eventi, ovvero le missioni sono di più degli interventi perché di solito su un unico evento intervengono più mezzi. Per esempio, su un codice rosso potrebbero intervenire contemporaneamente il mezzo sanitario di base e l’auto medica (Msa2) ma poi spesso si rende necessario l’elisoccorso perché l’ospedale Hub più idoneo per l’intervento è lontano da Lecco. Il San Gerardo di Monza, per esempio, è un centro trauma specializzato e in caso di trauma maggiore viene preferito all’ospedale di Lecco, nonostante Lecco sia un Ctz (centro trauma di zona, più neurochirurgia), mentre il Papa Giovanni di Bergamo è specializzato sui traumi infantili. «Il mezzo di base c’è sempre e questo spiega le 30.712 missioni effettuate nel 2025 (contro le 29.395 del 2024, n.d.r.). Sono aumentate le missioni e gli interventi pure, ma non è un trend in grande ascesa. C’è un leggero aumento, quasi fisiologico, e gli eventi (non le missioni) sono poco meno di 30mila. Certo, in valore assoluto, sono tanti. Per fortuna l’impegno del personale, delle associazioni presenti in modo diffuso sul territorio, che svolgono la prima attività di soccorso che è spesso salvavita, è di ottimo livello».

Anche le auto infermieristiche (Msa1) e dell’automedica (Msa2) sono fondamentali. «Soprattutto per le patologie tempo dipendenti – ammette Cerino –, dal soccorritore volontario al professionista, i nostri operatori sono tutti molto formati. Il soccorritore segue un corso di centoventi ore ma poi ci sono tutti gli aggiornamenti annuali e stiamo parlando solo dei volontari, per non parlare del personale sanitario che fa corsi specifici e rimane anch’esso sempre aggiornato alle nuove direttive e linee guida del soccorso». Cerino non lo dice, ma la Lombardia e dunque Lecco è tra le migliori regioni europee in tema di soccorso d’emergenza. D’altronde è un po’ una vocazione questo mestiere: «Per fare questo tipo di lavoro devi proprio sentirti parte di un’attività di questo tipo. Non è solo “mi piace il mio lavoro”, bisogna essere contenti di farlo ma consci di quello che si sta facendo. Le caratteristiche del soccorritore? Saper mantenere il sangue freddo, non farsi prendere dal panico, essere pronto a ogni situazione, anche del tutto imprevista, e saper rispondere in modo immediato a un eventuale cambio di situazione, non da ultimo prevedere quella che può essere l’evoluzione di un paziente. Durante il trasporto può succedere di tutto, legato alle tempistiche o alle modalità di trasporto per esempio, per cui bisogna prevedere sempre la possibile evoluzione del paziente».

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