Cronaca / Lecco città
Lunedì 06 Luglio 2026
Maxi operazione antidroga della Guardia di Finanza: colpita rete italo-albanese attiva anche nel Lecchese
Lecco tra le province coinvolte nell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Nel corso delle indagini sequestrati in città 4,5 chili di marijuana e smantellata un’organizzazione che riforniva piazze di spaccio e località turistiche del Nord Italia.
Lettura 2 min.Lecco
C’è anche il territorio lecchese tra i principali scenari dell’ampia operazione antidroga che ha portato allo smantellamento di un’organizzazione criminale transnazionale italo-albanese attiva nel traffico e nella distribuzione di sostanze stupefacenti nel Nord Italia. L’indagine, condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Milano e con il supporto del Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, ha interessato diverse province lombarde, tra cui proprio Lecco.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sodalizio criminale disponeva di basi logistiche distribuite tra Brescia, Lecco, Milano, Monza e Brianza, Pavia, oltre ad altre province del Nord Italia, e operava nella distribuzione di cocaina, marijuana e hashish in Lombardia, Liguria e Toscana. Durante la stagione estiva l’attività veniva estesa anche ad alcune delle più frequentate località turistiche del Nord-Est, con cessioni di droga nelle aree esterne a discoteche, stabilimenti balneari, pub e strutture ricettive.
Le indagini hanno preso avvio da un controllo effettuato a Latisana, in provincia di Udine, nei pressi di Lignano Sabbiadoro, che aveva portato all’arresto di due corrieri e al sequestro di due chilogrammi di marijuana. Gli approfondimenti successivi hanno consentito di individuare una rete criminale articolata e ben organizzata, composta prevalentemente da soggetti di origine albanese operanti in diverse province lombarde.
L’attività investigativa, sviluppata attraverso pedinamenti, appostamenti, intercettazioni audio-video e strumenti tecnologici avanzati, ha fatto emergere l’esistenza di una struttura gerarchica composta da veri e propri professionisti del narcotraffico. Per eludere i controlli, gli affiliati utilizzavano piattaforme di comunicazione criptate, cambiavano frequentemente telefoni e schede telefoniche e sostituivano con regolarità i veicoli impiegati per i trasporti.
Gli inquirenti hanno inoltre accertato che i canali di approvvigionamento della droga sfruttavano consolidate rotte balcaniche grazie alla collaborazione tra gruppi criminali italiani e organizzazioni albanesi. Nel Pavese era stata persino allestita una serra destinata alla produzione autonoma di marijuana.
Una volta introdotta in Italia, la sostanza veniva stoccata in appartamenti e autorimesse intestati a prestanome incensurati, per poi essere redistribuita attraverso una rete di corrieri e pusher incaricati di rifornire le piazze di spaccio lombarde e le località turistiche del Nord. Tra questi figuravano anche giovani cittadini albanesi senza precedenti penali, fatti arrivare temporaneamente in Italia e sostituiti periodicamente.
Particolarmente significativo il coinvolgimento del Lecchese nelle attività di contrasto. Nel corso delle indagini, infatti, a Lecco sono stati sequestrati 4,5 chilogrammi di marijuana, parte di un bilancio complessivo che comprende 70,5 chilogrammi della stessa sostanza, 21 chilogrammi di cocaina, una pistola con matricola abrasa, un’Alfa Romeo Stelvio modificata per il trasporto della droga e l’arresto in flagranza di sette persone.
Al termine dell’inchiesta, la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha ottenuto dal Gip l’emissione di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti vertici dell’organizzazione. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni nei confronti di 33 indagati, accusati a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, produzione e detenzione illecita di droga, ricettazione, riciclaggio e detenzione di armi clandestine.
Parallelamente all’attività repressiva, le Fiamme Gialle hanno ricostruito il patrimonio accumulato dal gruppo grazie al traffico di droga. Attraverso l’analisi di conti correnti, investimenti, immobili e disponibilità finanziarie, è stato stimato un profitto illecito pari a circa 1,1 milioni di euro. Su disposizione della Procura di Milano sono stati quindi sequestrati immobili, autovetture, gioielli, denaro contante e altre attività finanziarie riconducibili agli indagati.
Le successive perquisizioni hanno inoltre portato all’arresto di un altro soggetto per detenzione di armi clandestine e al sequestro di ulteriori 7,2 chilogrammi di marijuana già confezionata per la vendita, due pistole con matricola abrasa, munizioni, dieci armi bianche, orologi di lusso e denaro contante.
Come previsto dalla normativa vigente, tutti gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino all’eventuale pronuncia definitiva di una sentenza di condanna.
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