Cronaca / Lecco città
Domenica 05 Luglio 2026
Pif e la lezione di papa Francesco, «uno come noi»
Al Lecco Film Fest incontro con l’autore siciliano che ha presentato il suo ultimo film sulla conversione
Lettura 1 min.Lecco
«Io sono cresciuto pensando che un prete fosse una figura irraggiungibile. Invece Papa Francesco ti faceva capire che il livello del cristiano è uguale per tutti». È forse in questa riflessione, più che in una battuta, che si concentra il senso della serata con Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, protagonista del Lecco Film Fest davanti a una piazza Garibaldi stracolma.
Un incontro che ha preceduto la proiezione di “…che Dio perdona tutti”, il suo ultimo film, uscito nelle sale lo scorso marzo, e che ha trasformato il dialogo con il pubblico in una conversazione sulla fede, sul dubbio e sul bisogno di interrogarsi. A introdurre l’ospite è stato don Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e direttore artistico del Lecco Film Fest, che ha chiamato sul palco Alberto Bonaiti, presidente della Fondazione comunitaria del Lecchese, tra gli sponsor della manifestazione. Bonaiti ha ribadito il significato del sostegno della Fondazione a un festival capace di far dialogare cinema, cultura e territorio, prima di lasciare la scena a uno degli ospiti più attesi di questa edizione. Con Pif, del resto, la leggerezza è sempre un punto di partenza, mai di arrivo. Il film racconta la storia di una conversione, ma lo fa con i toni della commedia.
«È un film su una conversione, con elementi seri, ma sempre raccontati con leggerezza. La scommessa è proprio questa: essere leggeri, ma profondi. Il rischio è essere leggeri e superficiali oppure affrontare un tema serio in modo pesante. Noi cerchiamo quella leggerezza calviniana che permette di arrivare al cuore delle cose». Nel racconto del regista siciliano, Papa Francesco occupa un posto centrale. Lo ha incontrato tre volte e da quei colloqui è nato il percorso che ha portato al film. «Lui è stata la scintilla che mi ha incoraggiato a fare il ragionamento che c’è dentro questa storia. Quando diceva “pregate per me”, la prima reazione era pensare: no, Santo Padre, lei è più vicino a Dio. Invece ti stava dicendo che le sue preghiere erano uguali alle tue. Per uno della mia generazione era una rivoluzione». Prima di salire sul palco, Pif ha anche avuto il tempo di conoscere una Lecco diversa da quella attraversata in passato. «Credo di esserci già stato per presentare dei libri, ma così intensamente mai. Ho fatto un giro in barca sul lago e, per i miei ritmi, fermarmi una notte è già tantissimo». Infine il festival, scoperto finalmente dopo l’invito sfumato dello scorso anno. «Mi avevano chiamato anche l’anno scorso, ma non ero riuscito a venire. Direi che questa era l’occasione giusta, anche con il film giusto». E poi quella dichiarazione che ha raccolto l’applauso più convinto della piazza: «Sono profondamente un terrone che ama questo Paese. Mi sento a casa ovunque in Italia». Un modo, forse, per ricordare che anche il cinema può essere un viaggio. E che, qualche volta, aiuta a guardare più in profondità, senza rinunciare al sorriso.
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